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Autore Discussione: Classificazione dei brani  (Letto 1531 volte)
sibemolle
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« inserito:: 16 Febbraio 2009, 10:13:24 »

E' da un pò che ci penso, non dico che non ci dormo la notte, ma mi capita spesso di riflettere sulla questione classificazione dei brani.

Ho letto sui vari siti, e in uno in particolare, del fatto di voler classificare nelle varie categorie i brani per banda.

Ora mi chiedo, ma se Giuseppe Scarlata compone un brano per banda, e usa un certo criterio, e poi ne riscrive un altro, utilizzando un nuovo criterio, chi e come può giudicare che il mio brano è di terza categoria o di seconda o prima ecc ecc?
Si, ok, magari si guarda la tessitura, gli strumenti usati, e tutto quello che si richiede per classificarlo...

Ma è davvero necessario classificare un brano di Giuseppe Scarlata o altro compositore? e se Giuseppe Scarlata non volesse essere classificato? o se viene classificato ma gli viene assegnata una categoria che non ritiene esatta?

Io quando scrivo non mi baso sui dati che servono per distinguere le categorie, ma ho bene in testa il mio discorso musicale e su carta cerco di mettere quanto sia possibile vicino a quello che ho pensato.

Da quello che mi risulta, non ho mai visto una sinfonia di Mozart per orchestra di 5a categoria e un'altra per orchestra d'eccellenza, almeno nelle centinaia di partiture che ho visionate nel mio dipartimento non ci sono scritte.... ora, perchè Giuseppe Scarlata dovrebbe vedere i suoi brani classificati?

Poichè ho visto la presenza viva del preziosissimo Giorgio Zanolin, ne ho approfittato per rendere pubblica questa mia perplessità.

NB. Giuseppe Scarlata non si crede compositore, gli piace soltanto accozzare quattro note ogni tanto (tanto lo fa chiunque ha finale, io per lo meno uso solo carta, penna e tastiera visto che non ho il pianoforte per ora) , ho usato il mio nome per non dire altri nomi, le mie composizioni non le esegue nessuno, sono lì chiuse nel mio cassetto e ogni tanto le faccio vedere a qualche esperto per un parere, anche se mi piacerebbe un giorno sentirle eseguite.
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« Risposta #1 inserito:: 16 Febbraio 2009, 10:32:47 »

la classificazione dei brani è una cosa necessaria,perchè è una PREZIOSA indicazione, per gli utenti, e cioè le BANDE, riguardo alle difficoltà tecniche presenti nei brani...

nella classificazione non sono "schematizzati" elementimusicali,ma solamente tecnici...

i compositori di tutto il mondo, scrivono i brani come cavolo gli pare, poi questi,in base alle difficoltà tecnico-strumentali che contengono, vengono messinelle varie categorie, per rendere possibile da partedei direttori la scelta di brani adatti alla propia banda...
poi i brani musicalmente più validi, ovviamente prevalgono...

ci sono brani di grado 6 completamente privi di "musica", ma pieni di difficoltà tecniche a volte estreme, i classici brani "difficili per difficoltà fine a sè stessa"...
poi ci sono pezzi difficilissimi,ma che danno la soddisfazione finale di aver "tribulato per qualcosa"...
(esempi?
Equus di Whitacre, Piece of Mind di Wilson, Alchemy in silent spaces di Bryant)

nelle categorie "più basse", fatalmente aumenta la presenza dimusica di qualità scarsa (soprattutto nei mercati più ampi,come quello americano),perchè essendo più facile da eseguire, permette anche ai compositori scarsi di pubblicare...
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« Risposta #2 inserito:: 16 Febbraio 2009, 10:45:05 »

Ma se servono solo da linea guida per chi deve comprare non sarebbe meglio una descrizione del brano?
Sarà utile, però non lo so, il fatto di essere, come dire, classificato, etichettato, mi pare che dia più un senso di competizione.

POtrei pensare: "Cavolo, ma quello là ha scritto un brano così o cosà ed è di grado 10, io che ho fatto colì solo 5, non è giusto... Mò scrivo un altro papello e gli faccio vedere io"...

Se davvero fosse come in questo pensiero, credo proprio che il discorso musica inizi a scomparire, ed entra in gioco il fattore distruzione dell'altro per prevalere il soggetto io.

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« Risposta #3 inserito:: 16 Febbraio 2009, 10:48:09 »

Carissimo Giuseppe,
personalmente penso che un discorso sia tentare di racchiudere l'arte (intesa come concetto astratto) in contenitore: impossibile.
Ma un altro, ben più pratico, è quello di evitare che gruppi di amatori quali le Bande si infrangano sullo scoglio della difficoltà impossibili da affrontare e contenute in un brano a causa della poca competenza del proprio direttore. Affiorano così scoramento, scontri, malumori, frustrazioni... e i bandisti se ne vanno...
Mi spiego meglio.
Con una Banda giovanile non posso affrontare brano con estensioni degli strumenti impossibili per il loro livello di preparazione. Ad un allievo di prima elementare non posso pretendere di far leggere la Divina Commedia, pur comprendendone il valore artistico universale. Ecco a cosa servono le Categorie: a capire quali sono le forze del proprio gruppo, a calibrare gli interventi e, per una crescita corretta, ad usare un percorso adeguato.
Di conseguenza ecco perchè i brani vengono "catalogati": non per valore artistico, ma per particolarità tecniche.
Per la cronaca, sino al grado 3 ciò è già stato realizzato da un'apposita commissione di esperti, chiamata dal TP a svolgere tale lavoro, così come hanno già fatto da decenni all'estero. Tutti i particolari e le relative tabelle si possono trovare in apposita sezione del sito www.tavolopermanente.org.
A breve seguiranno le tabelle relative ai gradi dal 4 al 6. Con l'occasione ringrazio i cinque esperti che hanno contribuito a ciò, ovvero (in ordine alfabetico) Emiliano Gusperti, Massimo Grespan, Marco Somadossi, Leonardo Tenca e Lorenzo Pusceddu.
Sarà comunque compito del Direttore scegliere, nel "mare magnum" dei brani pubblicati, quelli che, oltre a rispondere alle caratteristiche tecniche citate, contengano anche un valore artistico di rilievo... e per quanto possa contare la mia limitatissima esperienza, posso assicurare che tali brani si trovano in ogni grado di difficoltà. Mi fermo qui, poichè su questo forum è presente gente molto più preparata di me sull'argomento.  Ma questo posso confermare che questo è l'indirizzo che il TP ha preso, nella speranza (e convinzione) di creare strumenti utili alla crescita di ogni singola Banda e di ogni Direttore. Giorgio Zanolini
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« Risposta #4 inserito:: 16 Febbraio 2009, 11:08:49 »

Per i chiarimenti ringrazio sia Denis che Giorgio.
se la categoria serve a quanto loro spiegato non posso che essere d'accordo.

Spero che non si offenda nessuno se però rimango dell'idea che comunque non si può parlare di arte...

Lo stesso Giorgio fa l'esempio...non posso far leggere la Divina Commedia ai bambini di prima elementare...

Allora se mi classificate i brani che molti riteniamo d'arte vera, e non creati con copia incolla, per il fatto stesso che essi sono in classifica, anche in un livello più alto, non sono altro che "esercizi"...come dire....prima imparo l'alfabeto, poi le sillabe, poi scrivo i primi pensierini, poi faccio il tema.... e quando avrò acquisito tutte le nozioni (quindi tutte le categorie dalla 1 o A alla N o X)  che servono potrò finalmente leggere da solo o scrivere un libro o una poesia..

Quindi per parlare di musica d'arte mi dovrei aspettare un qualcosa che non sia classificato, ma che attreverso un percorso a tappe e di classifiche mi posso permettere di suonare quel brano fuori categoria...artistico.
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« Risposta #5 inserito:: 16 Febbraio 2009, 13:01:46 »

Giuseppe, le categorie non "etichettano" la qualità o l'arte di un brano (tra l'altro, parlando con i tanti amici compositori, e con i vari amici editori, praticamente mi hanno sempre detto tutti che è più difficile scrivere un bel brano per le categorie minori in quanto i paramentri tecnici sono più restrittivi e le difficoltà per chi compone crescono). Ci possono essere grandi porcate di grado 6 e capolavori di grado 1... I gradi si riferiscono solo a parametri tecnici.

Seguendo l'esempio letterario, prendiamo Pinocchio (o un libro di Salgari, Stevenson, Verne... ) e la Divina Commedia (o Il nome della rosa, o Il pendolo di Focault): uno è più semplice da leggere (scuole elementari) mentre l'altro si affronta nel corso di studi superiore (non so ora, ma io Dante l'ho studiato alle superiori, appunto).
Ma la cosa si ferma alla "semplicità" di lettura (ovvero alla categoria di difficoltà): non posso dire che artisticamente una delle due opere citate sia migliore dell'altra...
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« Risposta #6 inserito:: 16 Febbraio 2009, 14:08:24 »

le categorie non "etichettano" la qualità o l'arte di un brano (tra l'altro, parlando con i tanti amici compositori, e con i vari amici editori, praticamente mi hanno sempre detto tutti che è più difficile scrivere un bel brano per le categorie minori in quanto i paramentri tecnici sono più restrittivi e le difficoltà per chi compone crescono). Ci possono essere grandi porcate di grado 6 e capolavori di grado 1... I gradi si riferiscono solo a parametri tecnici.

Seguendo l'esempio letterario, prendiamo Pinocchio (o un libro di Salgari, Stevenson, Verne... ) e la Divina Commedia (o Il nome della rosa, o Il pendolo di Focault): uno è più semplice da leggere (scuole elementari) mentre l'altro si affronta nel corso di studi superiore (non so ora, ma io Dante l'ho studiato alle superiori, appunto).
Ma la cosa si ferma alla "semplicità" di lettura (ovvero alla categoria di difficoltà): non posso dire che artisticamente una delle due opere citate sia migliore dell'altra...
Infatti!
Prendiamo ad esempio  "Toccata for Band" di Erickson!



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« Risposta #7 inserito:: 16 Febbraio 2009, 16:48:28 »

Da come hai risposto Alex sembra tutto perfetto.
Però si rischia così di cadere nell'errore del, come dico io, aiuto umanitario, e mi spiego meglio.
Penso che tutti, chi più chi meno, almeno una volta nella vita ha donato un euro o un pacco di spaghetti a delle associazioni che destinano questi beni a popoli, di solito del terzo mondo, più bisognosi. E tutto sembra bellissimo, poi guarda caso arriva Striscia la notizia o le Iene (piccola parentesi, la vera informazione e non i tg, chiusa parentesi) e fanno sapere che quei pacchi di pasta o i soldi, non vengono recapitati, o solo in parte, spesso finiscono in altri mercati, o intascati da chi aveva il compito di recapitare gli aiuti.
Di questo io penso che se invece di mandare i soldi o la pasta, a quei popoli gli si insegnasse a come coltivare il grano per fare il pane e la pasta, sono sicuro che si risolverebbero gran parte dei problemi.

Credete che per un direttore di banda sia utile sapere che ci sono brani di diverse categorie? all'apparenza si, ma in realtà cosa succede?
Che magari qualcuno può sbagliare a classificare i brani - ATTENZIONE lungi da me l'affermare che chi sta facendo questo lavoro sbagli, mai questo...dico solo che siamo uomini e l'errore umano ci può stare, anzi mi complimento con chi ha il coraggio e la certosina capacità di fare questo lavoro perchè non è di tutti poterlo fare -  e non solo, ma anche se il lavoro venisse impeccabile (come sono sicuro che è e sarà) i direttori che guarderanno questa classifica, la maggior parte di essi può solamente guardare quei brani che interessa alla propria categoria, non ascoltando e non analizzando mai brani di un certo spessore, come la citata Toccata di Erickson che cita il buon Pippo, o peggio, tantissimi, la maggior parte, sconosceranno altri brani come la sinfonia di Craft, o i brani di Persichetti o la Dionisiaque di Schimitt.

Quello che forse sarebbe più bello, e forse più importante è, dare ai direttori i mezzi per poter valutare il proprio organico, sul quale lavorare i brani che loro stessi avranno studiato e analizzato, perchè vi può essere il caso di una banda di 3a categoria che ha delle caratteristiche per eseguire un brano di 1a categoria.

Ma come si fa a conoscere se realmente lo si può fare? solo tramite lo studio e la conoscenza e non di certo tramite leggere una classifica.


In poche parole che voglio dire? che il durissimo lavoro che stanno svolgendo quei grandi maestri che ha citato Giorgio, dovrebbero essere in grado di svolgerselo in proprio ogni singolo direttore.
« Ultima modifica: 16 Febbraio 2009, 16:50:38 da sibemolle » Registrato

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« Risposta #8 inserito:: 16 Febbraio 2009, 17:40:41 »

Da questo punto di vista hai pienamente ragione, ovvero che i direttori dovrebbero essere in grado di riconoscere se un brano va bene per la loro banda oppure no. Però... hai voglia ad insegnare a coltivare il grano, se poi nel loro territorio non piove...
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« Risposta #9 inserito:: 16 Febbraio 2009, 18:13:40 »

Bhè, da futuro agronomo posso emettere la mia consulenza in campo agricolo.

A tal proposito posso dire che non esistono areali con vocazione desertica se non proprio il vero deserto, che non può essere coltivato per problemi legati alla matrice litologica non certo idrica.

Per le altre zone aride esiste proprio un branca delle scienze agrarie denominata "Aridocoltura" che serve, con particolari accorgimenti, a portare la vegetazione proprio nei posti più impensabili con le giuste pratiche colturari, partendo dalla scelta della giuste specie, fino alla piena produzione.

...non so se per la musica valga uguale...ma credo di si...basta volerlo in fondo!
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« Risposta #10 inserito:: 16 Febbraio 2009, 19:18:50 »

Cito una frase che il Maestro Corporon ci disse in un suo corso:
"Il buon Direttore sceglie la miglior Musica per la sua Banda"

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« Risposta #11 inserito:: 17 Febbraio 2009, 09:02:35 »

Quando le liste Wasbe Italia sono uscite all'inizio degli anni '90, nel nostro Paese non c'era la ben che minima
idea di cosa fossero i gradi di difficoltà. Così ci si affidava alla classificazione Vesselliana (piccola, media, grande), solo con riferimenti numerici e non di difficoltà. Quindi i brani venivano scelti con criteri i più disparati possibili.
Di conseguenza, in giro se ne sentivano di tutti i colori. E ciò era naturale, considerato che, a parità di organico, non tutti i gruppi sono uguali ed hanno le stesse potenzialità. Le squadre di Calcio sono tutte formate da 11 elementi, ma se faccio giocare la squadra del mio Oratorio contro una di serie A, un pallottoliere non è abbastanza per tenere il conto dei gol che prende.
A quei tempi erano pochi a conoscere la realtà "straniera", ma questi pochi hanno "seminato" e se oggi ci troviamo a parlare di tali aspetti è perchè, bene o male, la cosa sta prendendo piede.
Ora, si potrà dire che tali liste sono datate, non sono "universali": è vero, ma hanno assolto bene al loro compito iniziale.
Oggi, come TP, assieme a vari esperti abbiamo pensato che esse si possono superare, fornendo a tutti quanti gli strumenti per "misurare" i brani con caratteristiche tecniche. Le tabelle alle quali ho fatto riferimento nella precedente risposta sono un dato di fatto, usate tranquillamente all'estero da decenni ed ampiamente collaudate (mi sono accorto che, per dimenticanza, non sono ancora pubblicate sul sito del TP, ma ripareremo al ritardo). Ogni Direttore può, prendendo in mano uno spartito, analizzandolo e tenendo conto dei parametri riportati dalle tabelle, capire quali gradi di difficoltà presenta, e quindi se va bene o meno per la sua Banda. Per quanto riguarda le qualità artistiche del brano, questo è un altro discorso: qui entra in gioco la preparazione e la sensibilità del singolo Direttore.
Ma bisogna tenere conto di un fatto, al termine di tale ragionamento: girando per l'Italia mi sono accorto che i gruppi (e i direttori) che sono a conoscenza di ciò che parliamo ora sono ancora pochi (Nord compreso). Fortunatamente il loro numero aumenta, ma guardate che siamo ancora in minoranza.
Ci sono zone dove la Banda deve suonare solo trascrizioni classiche, altre dove la Banda è l'alternativa economica al complesso da liscio, altre ancora dove non si conosce minimamente il repertorio.
Ci sono direttori che non sanno, altri che "sanno di non sapere" e allora evitano ogni confronto con l'esterno, curando il proprio orticello perchè altrimenti, se la conoscenza giungesse sino al suo gruppo, allora si scoprirebbe che "il re è nudo", e magari dirigono pure 3,4,5 gruppi... insomma, l'Italia bandistica assomiglia ancora al manto di un leopardo: ci sono "macchie" dove si lavora bene, ma attorno c'è il vuoto.
Non parliamo poi di quando ci si deve confrontare con le Istituzioni: l'ignoranza regna sovrana. E il dramma è che, di solito, il politico si appoggia non all'esperto, ma a chi si sa vendere meglio pure se esperto non è...
Tirando le somme: è giusto che ci siano discussioni "d'avanguardia", sono stimolanti e di ampio respiro, ma poi bisogna tenere conto della realtà nella quale si opera e calibrare il proprio intervento di conseguenza. E se si lavora bene, almeno la zona ove si opera è destinata a crescere.
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« Risposta #12 inserito:: 17 Febbraio 2009, 10:21:24 »


Ora mi chiedo, ma se Giuseppe Scarlata compone un brano per banda, e usa un certo criterio, e poi ne riscrive un altro, utilizzando un nuovo criterio, chi e come può giudicare che il mio brano è di terza categoria o di seconda o prima ecc ecc?
Si, ok, magari si guarda la tessitura, gli strumenti usati, e tutto quello che si richiede per classificarlo...
Ma è davvero necessario classificare un brano di Giuseppe Scarlata o altro compositore? e se Giuseppe Scarlata non volesse essere classificato? o se viene classificato ma gli viene assegnata una categoria che non ritiene esatta?
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[/quote]

Credo che le risposte date a Giuseppe dagli illustri colleghi siano più che esaurienti.
E' anche vero però che Giuseppe si è posto il problema non solo dal punto di vista del Direttore e/o banda che sceglie il repertorio, ma dal punto di vista del compositore di musica d'arte e/o musica per banda.
In questa seconda ottica, caro Giuseppe, è vero che il fatto di entrare in uno schema rigido e classificatorio può dare l'impressione di ridurre o ingabbiare il valore artistico e la libertà inventiva.
Se pensiamo a Mozart, considerare le sonatine per fortepiano di categoria 1,5-2 (A-B), la Jupiter di categoria 4 (D) oppure il Requiem di  categoria 5 (E o F), ci potrebbe far sorridere o inorridire, ma dobbiamo pensare che chi scrive "per banda" non può permettersi (allo stato attuale) di inventare "sola arte", ma deve tenere in considerazione l'aspetto didattico e propedeutico del contenuto musicale.
Da questo punto di vista la scrittura per banda (almeno quella editabile) è concettualmente più vicina alla scrittura di musica di consumo (canzoni pop, colonne sonore, musiche di scena) rispetto alla scrittura d'arte.
A meno che non si voglia scrivere per chiudere in un cassetto, aspettando che i nostri brani siano eseguiti dalle Bande Ministeriali (una volta e via....gratis et amore Dei).
Comunque, personalmente, considero utile anche per il compositore proporsi delle condizioni limitative, paletti tecnici nei quali contenere la propria inventiva artistica. E' faticoso ma formativo, perchè si impara a scrivere "su commissione". I Grandi Classici lo facevano riuscendo a farci entrare ANCHE l'arte (sto pensando proprio ad Amadeus.......).
« Ultima modifica: 17 Febbraio 2009, 10:23:08 da Titano » Registrato

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« Risposta #13 inserito:: 17 Febbraio 2009, 13:13:15 »

Prendo atto e ringrazio per le ulteriori informazioni, rimango sempre e comunque dell'idea che noi e l'arte, per il momento, non ci azzecchiamo niente, ma ripeto, rimane un mio pensiero che può anche non essere condiviso, per carità.
Non entro in merito le classificazioni delle squadre di calcio perchè se dovessi soltanto dire mezza parola rischio il linciaccio. E siccome questo è un momento in cui la banda deve fare il suo percorso (giusto o sbagliato lo si saprà solo col tempo), e non ci possiamo permettere di creare frane.
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« Risposta #14 inserito:: 17 Febbraio 2009, 13:33:32 »

Ci tengo ad aggiungere che sono completamente d'accordo con GZ quando si riferisce alla banda facendo la metafora del manto del leopardo.
Aggiungere qualcosa significa andare off topic, avremo sicuramente tempo e modo di un ulteriore dibattito.

Da questo io spero e mi aspetto che un giorno chi in questo momento è dietro la propria scrivania e scrive i suoi pensieri si possa incontrare per poter discutere oralmente, anche per un ulteriore scambio informativo e crescita parallela.
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