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MondoBande.it - La banda musicale fa notizia

Giovedì 17 Maggio 2012, 19:04
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Autore Discussione: Le parole da dirsi e le azioni da farsi  (Letto 1945 volte)
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Clarinettista scarso, Sassofonaio frustrato


« Risposta #15 inserito:: 19 Novembre 2009, 16:28:27 »

Mi ricordo l'ex allenatore dell' Inter (Titano mi corregga), Hector Cuper, che prima di iniziare una partita batteva il pugno sul petto dei propri giocatori per dare la carica...

Non farlo con le musicanti, o sono dolori  Occhiolino
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« Risposta #16 inserito:: 22 Novembre 2009, 11:36:05 »

Bene.
Innanzitutto, grazie  tutti per le risposte.
Inizio rispondendo a Pippo d'Amico e ti dico che mi è spiaciuto non essere presente, purtroppo lo studio non mi permette al momento di spostarmi, ma più che lo studio in se (l'ultima materia il 4 dicembre e poi confetti rossi) è la questione finanziaria che è in rosso.  (PS Pippo, il mio cognome è con la C sCarlata  Ghigno)
Se poi ti posso sbirciare gli appunti io poi ti mando i confetti  Occhiolino.

Ugo, ormai ho imparato a conoscerti. Essere pessimista con un gruppo di ragazzetti adolescenti, penso che me li farebbe soltanto scappere, invece preferisco baciare la fronte a chi mi ha ripetuto la lezione molto bene, come ho fatto l'ultima volta. Però il tuo consiglio può essere utile quando di fronte ci si trova persone davvero preparate, e dir loro che al massimo raggiungono la mediocrità può far scattare la voglia di impegnarsi e far dire "mò to faccio vedere io chi è il mediocre".

Giuste le parole di Renato,  e di maestro 317. (ho segnato qualche cosa sul tacquino, come non giustificarsi anche se si è stanchi) e li sto coinvolgendo per creaure un gruppo di amici, anche on-line come ha suggerito Salvuccio.

Titano, ormai io quando guardo la partitura e ho davanti loro, come prima cosa guardo il crocifisso (che non ho tolto!!!!!) e poi in mente c'è la tua foto (quella che hai su facebook hihihihi), una persona che è il ritratto della tranquillità, dell'esperienza e della saggezza, per quanto riguardo la champions, lasciamo stare tanto... Ghigno

Di solito, prima di iniziare un brano nuovo, è mio uso spiegarlo, presentando l'autore, il perchè l'ha scritto (se commissionato oppure ispirazioni varie) magari se riesco (visto che sono tutti giovani) lo racconto come una sorta di romanzo, facendo emergere delle emozioni (come è stato per un brano di un mio correggionale, dai temi melanconici quasi come una colonna sonora di un film d'amore). 2, 3 minuti al massimo, e poi inizio la prova.

Per quanto riguarda il preconcerto, (il mio debutto è previsto in un giorno tra il 2 e il 5 gennaio 2010, poi vi dirò programma e orari), mi sa che eseguirò il mio rituale del pre-esame universitario: due dita di Jack Daniel's mezz'ora prima di sedermi (anche quando gli esami sono alle 8 del mattino). Qualcuno dirà ce mi ubriaco, bho, fatto sta che ho la media del 30.... e ben 10 con lode Linguaccia

Che Dio mi assista...hihihi



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Giuseppe Scarlata

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« Risposta #17 inserito:: 22 Novembre 2009, 19:39:19 »

Sono solo un modesto musicante, pertanto l'unico contributo che posso dare a questa discussione è quella di un maestro internazionale che ho la fortuna di conoscere e col quale sono in contatto. Si tratta del Maestro Ronald Jonhnson docente di musica dell'Universita del Nord Iowa.
Testualmente diceva riguardo il rapporto maestro - banda durante una prova o un concerto : "ONLY POSITIVE MESSAGES TO THE BAND" !!
Grazie

Roberto
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« Risposta #18 inserito:: 22 Novembre 2009, 20:06:38 »

Sono solo un modesto musicante, pertanto l'unico contributo che posso dare a questa discussione è quella di un maestro internazionale che ho la fortuna di conoscere e col quale sono in contatto. Si tratta del Maestro Ronald Jonhnson docente di musica dell'Universita del Nord Iowa.
Testualmente diceva riguardo il rapporto maestro - banda durante una prova o un concerto : "ONLY POSITIVE MESSAGES TO THE BAND" !!
Grazie

Roberto
...beh quando fanno il loro dovere...sennò date retta  a me mazzate...mazzate e mazzate [picchiando giù duro specialmente nell'amor proprio!!!...(almeno, visto comunque che il risultato sonoro srà quel che sarà, uno si sfoga!) Sorriso
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« Risposta #19 inserito:: 23 Novembre 2009, 09:49:09 »

Renato condivido in pieno quanto scrivi.
Si tratta dell'atteggiamento che vorrei sempre riuscire ad avere e per cui mi impegno - quando perdo la pazienza (sono meno serafico di te) mi rendo conto che devo spender del tempo per ricostruire un clima positivo e costruttivo, quindi ho perso del tempo.
Che talvolta possa esser necessario irrigidirsi un pochino è d'altro canto assolutamente vero, ma - credo - solo per qualcuno il cui scarso impegno o i cui atteggiamenti rischiano di non rispettare l'impegno del resto del gruppo.
Questi miei pensieri sono ovviamente riferiti ad un gruppo amatoriale ove possono esserci strumentisti con alcuni limiti tecnico-musicali, e per cui sarebbe inutile insister troppo: qui sono da considerare anche le implicazioni sociali della maggior parte delle bande presenti in Italia. Non esprimo pareri relativi ad altre realtà quali un gruppo di professionisti, di studenti di Conservatorio o comunque gente retribuita, gruppi dei quali ho fatto parte ma non ho mai potuto vedere dal punto di vista del direttore.
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« Risposta #20 inserito:: 23 Novembre 2009, 10:09:50 »

Ciao Giuseppe,
ho aspettato un po' a risponderti perchè volevo radunare un minimo le idee.
Intanto premetto che tutto quello che scriverò è solo il frutto della MIA esperienza, non verità assoluta e nemmeno una sorta di "Decalogo" applicabile in qualsiasi situazione. In più, mi sforzo in prima persona per riuscire sempre ad applicarlo, ma non è scontato che ci riesca in tutte le situazioni: diciamo che rappresenta il mio personale e quotidiano impegno.
Infine, credo fermamente che una delle competenze più importanti che un Direttore debba avere è quella di comprendere CHI ha davanti e solo in base a questo progettare e attuare strategie: riproporre un qualcosa solo perchè ha funzionato da un'altra parte, non sempre si rivela efficace.
I presupposti:
1) LEGGERE costantemente il contesto e in base ad esso progettare tutto (repertorio, eventi, concorsi etc. etc.);ma anche in caso di "lettura" accuratissima, mettere in conto eventuali modifiche in itinere;
2) Coerenza PRIMA, DURANTE e DOPO;
3) empatia VERA, NON ipocrisia o captatio benevolentiae;
4) Competenza professionale al massimo livello personale possibile, associata a studio ed aggiornamento continui;
5) programmazione, gestione e studio accurato di ogni singola prova, perchè renda al massimo e non ci siano perdite di tempo (e di attenzione);
6) chiedere sempre il massimo ma saper spiegare COME ottenerlo;
7) saper dire: "Scusate, ho sbagliato io" (ma cercare di sbagliare il meno possibile);
Fico condividere tecniche di dinamica mentale e rilassamento per una migliore resa e la massima concentrazione;
9) essere super partes e saper mediare senza venir meno ai propri principi;
10) SERENITA': non quella dei deficienti, ma quella di chi sa che se prova a portare all'interno della sala prove i propri cavoli, la prova sarà inutile.

Prima di una qualsiasi performance:
1) prova DI ACUSTICA e di ASSESTAMENTO; io non provo mai nessun brano interamente, mi interessa di più cercare di adeguare tempi, dinamiche etc. etc. etc. al contesto acustico e logistico; per cui attacchi o piccoli stralci dal repertorio particolarmente significativi per l'insieme, le dinamiche, l'interpretazione o qualsiasi aspetto mi sembri da valutare in base alle eventuali diversità di acustica o sistemazione rispetto alla sala prove;
2) SERENITA': non quella dei deficienti, ma quella di chi sa di aver fatto TUTTO quello che poteva fare;
3) non faccio mai aspettare la banda sul palco mentre parlano presentatori, assessori, sindaci etc. etc.: preferisco farla entrare  IN ORDINE dopo tutte le varie "parole" pre- concerto per un discorso di concentrazione e di predisposizione mentale (ed anche di ESTETICA).
In più, come le prove iniziano PUNTUALI, deve iniziare PUNTUALE anche il concerto: è questione di rispetto nei confronti della banda, abituata così, del pubblico ed anche della musica;
4) il punto 4 è quello fondamentale, ma anche difficile da spiegare: ha a che fare con la chimica, come per l'innamoramento.
Già molto prima di attaccare il primo brano, il concerto è incominciato sia per la banda che per il direttore.
Un attimo prima dell'attacco, il direttore stabilisce con la banda (o coro, o orchestra, ovviamente) un contatto visivo, musicale, umano, che è OLTRE il verbale. Tutti comprendono che quel contatto durerà TUTTO il tempo dell'esecuzione, e TUTTI comprendono che TUTTO andrà bene, che si condividerà qualcosa di molto grande e che si proveranno e regaleranno emozioni; insomma: che si starà BENE e che si farà star BENE il pubblico.
Insomma, come avrai visto, poche "parole" ;-)

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« Risposta #21 inserito:: 23 Novembre 2009, 12:35:52 »

Cara Alessandra,
il tuo intervento è da stampare ed appendere !
Brava !
Ciao, Giorgio
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« Risposta #22 inserito:: 23 Novembre 2009, 17:52:16 »

Infine, credo fermamente che una delle competenze più importanti che un Direttore debba avere è quella di comprendere CHI ha davanti e solo in base a questo progettare e attuare strategie: riproporre un qualcosa solo perchè ha funzionato da un'altra parte, non sempre si rivela efficace.

Mi scuso se dall'interessantissimo e , come sempre , pienamente centrato intervento di Alessandra estrapolo solo questo "apparentemente ovvio" piccolo passaggio ma nella mia piccolissima esperienza di Banda è quello che più ho avuto modo di considerare ; può succedere che Maestri musicalmente dotatissimi non diano il giusto peso a questo aspetto ed anzi interpretino il fatto che glielo si faccia notare come una indebita ingerenza e a volte questo può ingenerare incomprensioni e conflitti che non fanno MAI il bene della Banda .
Emilio
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« Risposta #23 inserito:: 23 Novembre 2009, 18:13:55 »

Alessandra, sono pienamente  d'accordo con te.
Ritengo che il tuo sia l'atteggiamento migliore per la sinergia richiesta alle parti in gioco.
Troppo spesso vedo maestri che vedono la loro posizione come uno stato in cui è richiesta una dimostrazione di forza.
Non voletemene maestri, ma spesso è così .... di certo questo non è l'atteggiamento dei migliori o di chi ha dalla sua la sicurezza di agire nel modo corretto con la banda, sapendo cosa ha a disposizione e cosa deve fare per trarne il meglio.
Si tratta solo di normale educazione e reciproco rispetto.
Si può agire con fermezza e rigore anche senza essere offensivi o minacciosi.

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« Risposta #24 inserito:: 24 Novembre 2009, 08:07:14 »

Roberto credo tu abbia centrato il mio passaggio "Che talvolta possa esser necessario irrigidirsi un pochino" - e ti ringrazio per avermi fornito uno spunto di rilfessione che farò mio.
Non l'ho fatto prima ma mi unisco alle parole di Giorgio per l'apprezzamento dell'intervento di Alessandra.
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« Risposta #25 inserito:: 24 Novembre 2009, 13:05:43 »

Grazie Alessandra per i tuoi punti, ne farò tesorto. Così come farò tesoro di tutti i consigli possibili e i punti di vista, sia che vengano essi da esperti direttori come te, musicisti, musicanti e pubblico a cui è destinato un concerto. Sorriso
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Giuseppe Scarlata

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« Risposta #26 inserito:: 24 Novembre 2009, 15:40:14 »

Ciao Giuseppe,
ho aspettato un po' a risponderti perchè volevo radunare un minimo le idee.
Intanto premetto che tutto quello che scriverò è solo il frutto della MIA esperienza, non verità assoluta e nemmeno una sorta di "Decalogo" applicabile in qualsiasi situazione. In più, mi sforzo in prima persona per riuscire sempre ad applicarlo, ma non è scontato che ci riesca in tutte le situazioni: diciamo che rappresenta il mio personale e quotidiano impegno.
Infine, credo fermamente che una delle competenze più importanti che un Direttore debba avere è quella di comprendere CHI ha davanti e solo in base a questo progettare e attuare strategie: riproporre un qualcosa solo perchè ha funzionato da un'altra parte, non sempre si rivela efficace.
I presupposti:
1) LEGGERE costantemente il contesto e in base ad esso progettare tutto (repertorio, eventi, concorsi etc. etc.);ma anche in caso di "lettura" accuratissima, mettere in conto eventuali modifiche in itinere;
2) Coerenza PRIMA, DURANTE e DOPO;
3) empatia VERA, NON ipocrisia o captatio benevolentiae;
4) Competenza professionale al massimo livello personale possibile, associata a studio ed aggiornamento continui;
5) programmazione, gestione e studio accurato di ogni singola prova, perchè renda al massimo e non ci siano perdite di tempo (e di attenzione);
6) chiedere sempre il massimo ma saper spiegare COME ottenerlo;
7) saper dire: "Scusate, ho sbagliato io" (ma cercare di sbagliare il meno possibile);
Fico condividere tecniche di dinamica mentale e rilassamento per una migliore resa e la massima concentrazione;
9) essere super partes e saper mediare senza venir meno ai propri principi;
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Prima di una qualsiasi performance:
1) prova DI ACUSTICA e di ASSESTAMENTO; io non provo mai nessun brano interamente, mi interessa di più cercare di adeguare tempi, dinamiche etc. etc. etc. al contesto acustico e logistico; per cui attacchi o piccoli stralci dal repertorio particolarmente significativi per l'insieme, le dinamiche, l'interpretazione o qualsiasi aspetto mi sembri da valutare in base alle eventuali diversità di acustica o sistemazione rispetto alla sala prove;
2) SERENITA': non quella dei deficienti, ma quella di chi sa di aver fatto TUTTO quello che poteva fare;
3) non faccio mai aspettare la banda sul palco mentre parlano presentatori, assessori, sindaci etc. etc.: preferisco farla entrare  IN ORDINE dopo tutte le varie "parole" pre- concerto per un discorso di concentrazione e di predisposizione mentale (ed anche di ESTETICA).
In più, come le prove iniziano PUNTUALI, deve iniziare PUNTUALE anche il concerto: è questione di rispetto nei confronti della banda, abituata così, del pubblico ed anche della musica;
4) il punto 4 è quello fondamentale, ma anche difficile da spiegare: ha a che fare con la chimica, come per l'innamoramento.
Già molto prima di attaccare il primo brano, il concerto è incominciato sia per la banda che per il direttore.
Un attimo prima dell'attacco, il direttore stabilisce con la banda (o coro, o orchestra, ovviamente) un contatto visivo, musicale, umano, che è OLTRE il verbale. Tutti comprendono che quel contatto durerà TUTTO il tempo dell'esecuzione, e TUTTI comprendono che TUTTO andrà bene, che si condividerà qualcosa di molto grande e che si proveranno e regaleranno emozioni; insomma: che si starà BENE e che si farà star BENE il pubblico.
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Cosa vuoi aggiungere? Forse sui commenti del dopo concerto: Onestà, ma non vittimismo, entusiasmo, ma non esaltazione, spirito critico, ma non nervosismo o nevrotica autodemolizione.
:-)
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« Risposta #27 inserito:: 24 Novembre 2009, 16:25:28 »

Onestà, ma non vittimismo, entusiasmo, ma non esaltazione, spirito critico, ma non nervosismo o nevrotica autodemolizione.
:-)
[/quote]

...e come hai ragione!
« Ultima modifica: 24 Novembre 2009, 16:26:50 da Alessandra Albo » Registrato
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« Risposta #28 inserito:: 25 Novembre 2009, 07:44:37 »

Anch'io trovo che Titano abbia centrato l'argomento sul dopo-concerto.
Personalmente provo spesso imbarazzo per i complimenti che mi vengon fatti dopo il concerto, vorrei fossero fatti a chi suona.
Quando - come mi è successo sabato - un concerto, pur con i suoi piccoli inciampi, è stato davvero soddisfacente, dovremmo riuscire a mantenere l'equilibrio sufficiente per riuscire a ripartire da quel punto e dare nuovi stimoli ai bandisti (ma anche averne noi), così come dovremmo saper trovare punti di lancio per nuovi obbiettivi anche dopo una prestazione decisamente al di sotto delle attese.
Ciò che diciamo e facciamo non può esser ispirato al caso od alla semplice contingenza, ma frutto di un'analisi attenta e di pacata e profonda riflessione: mi pare che in questa discussione stiano emergendo molti approcci da cui poter prendere il meglio.
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