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Autore Discussione: Problemi(?) di acustica  (Letto 1163 volte)
Emilio
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« inserito:: 26 Dicembre 2009, 12:34:48 »

Leggendo i vari annunci di concerti per le festività Natalizie ho notato che molti si tengono in palestre o in chiese ma anche in saloni vari che a tutto sono adibiti meno che ad auditorim musicale ; come vi comportate voi Direttori in presenza di queste situazioni che producono eco in quantità industriale ? cercate di adattare repertorio ed organico alla bisogna oppure ...come la và la và , anzi , meglio perchè almeno si copre qualche arrosto ?  Occhiolino

 Ghigno Emilio
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Talir
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« Risposta #1 inserito:: 27 Dicembre 2009, 13:03:57 »

Ciao Emilio, rispondo non proprio sul tema in quanto non in veste di maestro. Per cui il mio contributo è solo per constatare amaramente che purtroppo esistono ben poche sale o generalmente spazi, anche dedicati specificamente alla musica, per i quali sono state applicate le più elementari norme base dell'architettura acustica nel progettare e costruire. E' chiaro che uno spazio acusticamente ben dimensionato può rappresentare un valore aggiunto che non tutti gli enti promotori e preposti possono economicamente sostenere. Sarà quindi sempre molto difficile trovare strutture per concerti acusticamente equilibrate e valide. Il tema da te proposto è quindi molto di attualità in quanto rappresenta un problema molto ricorrente in ogni performace musicale dove non è possibile intervenire con l'elettronica per la correzione della risposta acustica dell'ambiente. Voglio dire: se il problema esiste con i concerti di musica per esempio moderna , esiste elevato alla ennesima potenza dove le sorgenti sonore non possono essere corrette alla fonte con una opportuna equalizzazione determinata dopo una accurata analisi dello spettro di risposta acustica (caratteristica  peculiare propria di quell'ambiente e di quello solo). L'utente finale di ogni concerto è il sistema di percezione sonora di ogni singolo spettatore ... quindi la nostra preziosa coppia di orecchie che riceve l'immagine stereo degli strumenti attivi per come sono disposti loro anche in funzione della nostra posizione e delle caratteristiche dell'ambiente in cui si tiene il concerto. La difficoltà è proprio quella che le variabili in gioco sono infinite e c'è sempre quindi la possibilità che per esempio due ascoltatori allo stesso concerto possano in effetti ed addirittura ascoltare due esecuzioni molto differenti.  Figuriamoci quando si parla di bande ed ambienti differenti: questo è il motivo per cui a ragione si ritiene che ogni esecuzione è quindi un pezzo unico ed irripetibile in assoluto. Sperando di non essere andato troppo fuori tema, sono molto curioso di leggere, come da tua richiesta, gli accorgimenti adottati dai vari maestri in questi frequenti frangenti.
ROBERTO
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« Risposta #2 inserito:: 27 Dicembre 2009, 14:06:16 »

Il problema delle sale come già si sa è una brutta bestia.
Nelle realtà in cui dirigo purtroppo le palestre sono gli unici posti (a parte le chiese con relativi problemi per la scelta di repertorio) abbastanza capienti per contenere il pubblico che nel caso dei concerti di natale raggiunge anche le 400-500 persone.
Non mi sono mai posto il problema del repertorio da eseguire anche perchè se fosse così avrei troppi limiti nella scelta.
Noi abbiamo cercato di ovviare al problema costruendo (anche a nostre spese) una serie di accorgimenti tecnici, Una sorta di conchiglia in legno da posizionare dietro alla banda e un sistema di carrucole a motore e teli che vengono alzati sopra la banda. Non sono il massimo ma devo dire che funzionano abbastanza bene per migliorare l'acustica e limitare l'eco.

Saluti
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« Risposta #3 inserito:: 16 Gennaio 2010, 14:36:19 »

La dimensioni della sala sono importanti così come la disposizione architettonica delle superfici nonchè i materiali costituenti le superfici stesse ..... ma c'è anche un altro tipo di problematica: le dimensioni del palco che ti obbligano a cambiare la disposizione dell'organico (e quindi il conductor avrà una sensazione totalmente diversa da quella messa a punto durante le numerose prove precedenti).
Meglio palco largo e poco profondo  tipico dei grandi teatri o meglio palco a pianta quasi quadrata tipico dei piccoli auditorium ?

roberto 
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« Risposta #4 inserito:: 27 Marzo 2010, 09:42:44 »

Pensavo sinceramente che questo argomento avesse molto più riscontro tra i maestri.
Questo vuol forse dire che:

1) "come maestro sono completamente impreparato su questo argomento".
oppure
2) "io faccio quel che mi compete e del resto non me ne deve importare molto"
oppure
3) "cerco di arrangiarmi come posso perchè comunque è un problema irrisolvibile".

Sarebbe interessante discuterne in quanto alle fin fine, come ho già detto, anche la migliore delle esecuzioni viene frantumata da condizioni acustiche poco accorte e non valutate .... di fatto rendendo vani i molti mesi di lavoro di molte persone.

Spero ci si sensibilizzi di più su questo importantissimo argomento altrimenti facciamo solo accademia, certo non sterile, ma comunque pura accademia.
 
Ciao

Roberto
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« Risposta #5 inserito:: 27 Marzo 2010, 12:00:27 »

Caro Roberto,
Effettivamente le competenze su questioni di acustica ambientale non sono sempre proprie di chi dirige, anche se gli studi che facciamo ci forniscono un minimo di conoscenza su quel ramo della Fisica che approfondisce tematiche sulla questione.
Anche tra gli ingegneri (per non parlare degli architetti, che spesso sono delle vere e proprie "frane" umane sulla conoscenza dei materiali e dei volumi....) rarissima è la competenza e la capacità di realizzare buone situazioni e di conoscere prodotti in grado di migliorare o assettare situazioni già date.
Fortunatamente negli ultimi anni sono sorte ditte e imprese che possono ovviare al problema (alcune fanno riferimento a prodotti lignei o di materiali speciali prevalentemente di origine tedesca, ma aggiungendo lo spirito di inventiva italiano e lo studio delle volumetrie, uniscono alla fornitura dei materiali la capacità di posizionare le pannellature speciali che assorbono o rifrangono il suono a seconda della volumetria del luogo, dando anche un tocco di estetica e con risultati ottimi anche visivamente.
Da questo punto di vista, è ormai superato il vecchio rimedio delle scatole di uova o del polistirolo (oltretutto non a norma igienica ambientale perchè materiale tossico e non biodegradabile).
Questo per quanto riguarda la sistemazione degli studi di registrazione o delle sale prova.
Sulla scelta del luogo concertistico (se è possibile scegliere) per un'orchestra di fiati NON è ottimale nè la palestra sportiva, nè la Chiesa a pianta esagonale o rinascimental-barocca.
Questo perchè le angolature e le ampiezze delle prop volumetriche creano echi e rimbalzi di suono più o meno intollerabili per l'articolazione e l'equilibrio.
E quando c'è molto frastuono, sfido chiunque a proporre un repertorio IDONEO alla banda, NON c'è punto e basta.
Se invece disponiamo di auditorii o anche di sale o chiese a pianta romanica o romanico-gotica (il gotico però allunga, restringe e alza un po' troppo la volumetria), allora il riscontro di eco può diventare gestibile, e così anche la scelta del repertorio.
Più eco è presente, più dovremmo evitare brani complessi polifonicamente, e scegliere brani con prevalenza di omofonie, dinamiche ben differenziate, dove l'epilogo del suono sia agevolato dalla scrittura in partitura.
E' ovvio e lapallissiano che tutti vorremmo suonare e concertare in sale da concerto ben studiate volumetricamente, con i materiali giusti per un equilibrio ottimale tra fonoassorbenza e rifrazione (in parole povere, nè troppo secche, nè con troppo eco).
Soprattutto dovreste pretendere che i CONCORSI vengano sempre fatti in queste condizioni.
Spero di essere stato chiaro, anche se l'argomento nella sua complessità e inesauribilità, rende molto difficile esserlo.
Saluti.
Titano
« Ultima modifica: 27 Marzo 2010, 12:13:07 da Titano » Registrato

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« Risposta #6 inserito:: 27 Marzo 2010, 12:11:50 »

Riguardo alla disposizione del palco...possibilmente quella abituale (in quanto NON casuale) non dovrebbe mai essere compromessa da ristrettezze di spazio o dimensioni ridotte.
Ma nel caso, è bene da parte della banda avere già pronte un paio di alternative per potersi adattare, che non snaturino i rapporti di posizionamento e spiazialità delle sezioni strumentali.
Trovarsi sul posto a dover muovere la disposizione sul momento e a casaccio è cosa da prevenire ed evitare in modo assoluto!
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« Risposta #7 inserito:: 27 Marzo 2010, 17:49:31 »

Ciao Emilio,
bella quella dell' "arrosto"! :-)

beh, avere l'opportunità di suonare in un Auditorium...a momenti neanche tutte le orchestre ce l'hanno, basti pensare al fatto che solo relativamente di recente Roma ne ha uno!
Quindi...diciamo che l'unica soluzione, per me, è una mirata prova di assestamento.
Che, comunque, ha lo stesso le sue incertezze perchè manca il pubblico, elemento notoriamente "fonoassorbente".
Ciò premesso, lasciare il meno possibile al caso, visto che le differenze con la sala - prove ci saranno sempre sia in termini di acustica che di spazi; quindi, ad esempio, in sede di prova di assestamento:
- valutare le effettive distanze tra noi che dirigiamo e chi suona (ultimamente mi è capitato di stare a ben 10 METRI dalle percussioni, almeno tre-quattro in più rispetto alla sala prove!)
- valutare le distanze tra le sezioni;
- valutare quanto loro si riescono a sentire effettivamente e quanto si affidano solo al gesto;
- provare gli stralci di brani con le problematiche ritmiche maggiori, o quelli con dei soli;
- mantenere il più possibile il medesimo assetto delle prove;
- valutare se e quanto gli equilibri sonori sono cambiati;
- valutare ed eventualmente intervenire sulla qualità del suono e la precisione delle articolazioni, che inevitabilmente muteranno;
- VARIE ED EVENTUALI che solo al momento emergono.
Naturalmente, gli strumenti "gesto" e "orecchio" oltre che nervi saldi ed una certa esperienza sul campo sono le uniche possibilità che abbiamo quali direttori per intervenire su tutto questo al momento per cui... BUONA FORTUNA A TUTTI! :-)
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« Risposta #8 inserito:: 29 Marzo 2010, 13:08:21 »

Buongiorno, mi permetto di riportare le mie considerazioni e personali esperienze. Non posso parlare di convinzioni perché mi trovo a suonare così spesso in condizioni lontane dall’ideale da non volermi creare una gabbia mentale: molto semplicemente la realtà bandistica della mia zona ci permette solo in rari casi di suonare dentro luoghi “ad hoc†per cui è inutile recriminare, meglio agire e lavorare con criterio. Aumentando la considerazione per il nostro lavoro potremo pretender di più in futuro; si fa fuoco con la legna che si ha, ed intanto se ne cerca dell’altra.
L’intervento di Alessandra risponde a mio avviso in maniera esauriente a tutte quelle che sono le possibilità di intervento possibili ai direttori.
L’assestamento è pratica irrinunciabile, spesso più per dare a chi suona la possibilità di non trovarsi completamente perso rispetto al solito – sala prove – che non per l’acustica in sala. Come direttore valuto l’effetto fonoassorbente del pubblico in base alle mie esperienze precedenti anche come strumentista ed ascoltatore, pensando a come risponde mediamente un dato locale (palestra, chiesa, sala consiliare, ecc.): la regolazione di dinamiche ed equilibri avverrà sulla base di quanto sento nel primo brano. Talvolta infatti può succedere – a me di recente – che con il pubblico non arrivasse più tutto il ritorno che avevo sperimentato pochi minuti prima ed ho osato un po’ di più nei fortissimi. Orecchie buone (anzi buonissime) in sala mi hanno confermato en dirècte la bontà della scelta: certo in altre condizioni ciò sarebbe potuto esser il preludio ad un disastro, a riprova che le generalizzazioni vanno fatte con cautela. E non sempre posso contare su gesti e mimica facciale dell’amico trombonista in RAI…
Apro una brevissima parentesi su quelle bande che mi capita di vedere far l’assestamento 30 minuti prima del concerto, con il risultato che si protrae sino a pochi minuti dall’ora d’inizio prevista ed il pubblico già quasi tutto in sala – talvolta poi la banda rimane seduta, l’inizio del concerto è dato solo dal presentatore: se vien fatto per avere le stesse condizioni non mi pare comunque una gran mossa, fa sembrare le bande meno serie di quanto si dovrebbe e sminuisce la considerazione che riusciamo ad ottenere. Non vado oltre per non uscire dall’argomento.
Trovo giusto evitare il più possibile di snaturare la disposizione classica (gli standard esistono sempre a ragion veduta) e cerco di mantenerla anche se rischio di incorrere in altri problemi non meno seccanti: tipico il caso di chiese del periodo barocco o dell’800 – nei paesi del Piemonte 4 su 5 – con la balaustra a delimitare lo spazio dell’altare. Non potendo togliere tutte le file di panche necessarie per rimanere raggruppati, almeno i fiati, ho sperimentato come male minore flauti, clarinetti e sax sotto la balaustra, ottoni e percussioni sopra. A livello di gesto diventeranno meno importanti legato e stili vicini a vantaggio di una maggior evidenziazione degli ictus, particolarmente per le percussioni che andranno dirette quasi in anticipo (perché, cara Alessandra, averle a 10 metri è un problema, ma è capitato anche di avere batteria e xylofono alla mia sinistra, pala centrale dell’altare in mezzo con piatti, cassa ed accessori sull’altare e timpani sulla destra: certo non abbiamo avuto sempre attacchi da premio). Quando possibile tento un sopralluogo precedente sul posto, da Titano prendo lo spunto di ragionare a tavolino con maggior anticipo, magari cambiando già qualcosa alla generale (pur se limitato dalle misure della sala prove).
Non posso scegliere il repertorio da studiare nell’anno sulla base dei luoghi e non lo farei in ogni caso, anche perché capita che arrivino contatti a stagione avviata, ma può capitare che non faccio alcuni pezzi perché conosco quella particolare acustica e so che non renderebbe o sarebbe addirittura rischioso (ad esempio palestra enorme, tutta vetri e cemento uguale NO Intermezzo della Prima di Holst).
In conclusione certo, buona fortuna, ma soprattutto il richiamo agli strumentisti ad ascoltarsi quanto più possibile ed a fidarsi del nostro gesto (quindi a me il richiamo ad esser degno di quella fiducia).
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« Risposta #9 inserito:: 31 Marzo 2010, 08:29:32 »

Mi sembra che dalle risposte di Alessandra e Riccavino trapeli chiaramente la competenza e la consapevolezza su ciò che va fatto per preparare la banda in maniera ottimale, in modo che si possa ovviare a situazioni occasionali (che purtroppo tanto occasionali non sono) di inadeguatezza acustica.
La cosa più importante per una banda è che si possa disporre di una sala prove "decente" dal punto di vista acustico, ed è ciò a cui le componenti direttive debbono puntare o tendere più che possono.
Quando la banda è preparata bene, in un ambiente acusticamente "sano", allora in qualsiasi condizione può cercare di adattarsi.
Se questo lavoro propedeutico non esiste, o perchè non si ha coscienza di farlo, o perchè non ci sono le condizioni ambientali quotidiane per realizzarlo, allora le difficoltà di creare il "suono della banda" si rivelano insormontabili.
Quando, per un motivo o per l'altro (per dolo o per forza maggiore), la banda non riesce ad "ascoltarsi", difficilmente il risultato musicale e un ascolto convincente e chiaro potranno essere una buona pietanza da offrire al pubblico.
E difficilmente si potranno convincere le Autorità e gli Enti pubblici a darsi da fare per mettere in condizioni le Bande di avere luoghi adeguati (sale auditorium anzichè palazzetti dello sport) per fare musica.
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« Risposta #10 inserito:: 31 Marzo 2010, 15:43:11 »

Ahime, questo è proprio il punto cruciale ..... ed è sempre il famigerato gatto che dopo secoli è sempre lì a tentare di mordersi la coda.
Avere sale acusticamente adeguate per le performance pubbliche è un lusso inarrivabile.
Le amministrazioni comunali, ammesso che abbiano i soldi e gli assessori particolarmente sensibilizzati, potrebbero decidere di affrontare un spesa importante come questa solo se 1) la banda è municipale e se 2) la banda è una banda di prestigio (notare oltre a tutti questi "se" il tremendo tempo condizionale di partenza).
In pratica queste due condizioni si verificano raramente, se poi abbinate al condizionale ..... quasi mai.

Ed ecco quindi spuntare il girotondo del gatto (ormai rinco) che si morde la coda:
a- per avere bande e concerti locali di prestigio bisogna avere infrastrutture adatte a valorizzarne il suono;
b- le bande qualitativamente lieviteranno se hanno (presente) le infrastrutture che sono loro necessarie;
c- le infrastrutture si costruiranno se la banda che le utilizza di fatto qualitativamente se le merita;

.... è un cerchio non si chiuderà mai.

Certo le componenti ben dosate della qualificante ricetta sono anche altre (maestri, presidenti, associazioni di zona, commissioni interne ecc ecc), ma comunque anche quanto detto sopra ha la sua pesante incidenza.
Perchè la sala da concerto è la schermata principale dell'utility "interfaccia con pubblico", l'indiscusso utente finale di tutto quanto ci sta prima ....   e noi sappiamo bene QUANTO ci sta prima !!

Spero che partecipi qualche altro maestro a questa bella discussione aperta da Emilio: certamente i suggerimenti che ne scaturiscono sono di estrema utilità per tutti.
I luoghi dove ci si esibisce, visto che raramente si possono scegliere .. visitandoli prima e ragionandoci sopra per qualche giorno si possono quanto meno correggere .... per offrire agli ascoltatori, nel più grande rispetto per loro e soprattutto per il compositore, il miglior prodotto possibile.

Roberto
 
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