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Autore Discussione: Le strumentazioni delle opere liriche  (Letto 2477 volte)
Pippo D'Amico
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"ognuno è per se stesso la cosa più lontana"


« inserito:: 15 Gennaio 2010, 10:53:36 »

Leggo con piacere nella sezione corsi e concorsi che il maestro de Meij ha strumentato diversi brani tratti da opere liriche Italiane (ho visionato anche le partiture) che proporrà nel masterclass organizzato dal conservatorio di Udine.
Questo suffraga un po tutte le mie discussioni fatte in questi anni riguardo le trascrizioni liriche: "benvengano, se strumentate bene".
Che sia una svolta?
Vedere i grandi strumentatori creare trascrizioni di valore?

« Ultima modifica: 15 Gennaio 2010, 10:58:07 da Pippo D'Amico » Registrato

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« Risposta #1 inserito:: 15 Gennaio 2010, 14:18:49 »

Certe cose mi fanno sorridere.
Ma non so se definire un sorriso amaro o giocondo.
Non vorrei che le mie parole venissero travisate o si prendano come spunto di una diatriba...ma basta che un De Meij trascriva le arie liriche per buttare nel water anni di duri attacchi al repertorio tradizionale delle trascrizioni?
Una trascrizione di De Meij si può considerare migliore di quella di un Pucci, o di un Mariotti?
Trascrizioni di valore ? Trascrizioni terra terra?? bho...
Lasciamo stare va...ritorno alla mia tesi che il 25 si avvicina...

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« Risposta #2 inserito:: 15 Gennaio 2010, 16:57:35 »

Ragazzi...scusate il tono, ma me lo permetto (ahime per ragioni di età): le "marchette" le fanno-facciamo tutti, per vivere di questo mestiere, e se una trascrizione ha prospettive di mercato, perchè no?
Però la curiosità di Pippo la condivido: De Meji è un ottimo orchestratore, perchè considerare una sua trascrizione di "Aida" alla stregua di Pucci?.....................
Ho sempre sollevato dubbi sulla qualità di certa "tradizione" bandistica, pensando che la scelta di repertorio fosse indicativa di alcune problematiche esecutive, ma non la causa fondamentale dei problemi: che sta soprattutto nell'organizzazione del lavoro, nel gusto interpretativo "sopra le righe" e nel perseguimento di inutili "convenevoli divistici e solistici" a scapito dell'insieme e del bilanciamento del suono.
A me non dispiacerebbe sentir suonare, scevri e ripuliti da codeste incrostazioni, un Puccini o un Verdi riveduti per banda da un grande della moderna Europa bandistica.
E se è un riconoscimento della grandezza musicale del Melodramma italiano, ne sono anche un po' fiero.
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"ognuno è per se stesso la cosa più lontana"


« Risposta #3 inserito:: 15 Gennaio 2010, 18:08:24 »

Rispondo prima a Giuseppe!
Per quanto mi riguarda ho sempre sostenuto la mia tesi sulle trascrizioni liriche con le testuali parole: "Che ben vengano, se ben strumentate e ben suonate.".
Propongo a Giuseppe un piccolo esperimento:
"Quello appunto di eseguire nella stessa serata di prove con la stessa Banda, apportando naturalmente qualche modifica all'organico come dalle partiture, l'esecuzione dello stesso brano ma nelle diverse strumentazioni curate dai musicisti da lui citati (il Te Deum della Tosca per esempio), per verificare eventualmente se la Banda ha cambiato suono da una strumentazione all'altra e quale dei due risulti più "bello".

Per Stefano: perfettamente d'accordo! Felice
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« Risposta #4 inserito:: 15 Gennaio 2010, 18:23:07 »

Mi par curioso che sia nell'intervento di Sibemolle sia in quello di Titano si trovino molte verità, pur se a tutta prima mi son parsi in contraddizione. Condivido pienamente i pensieri espressi nelle ultime righe da Titano, orgoglio da italiano compreso.
Pur non pensando come Sibemolle - son nato e vivo nella parte d'Italia opposta alla sua - devo però riconoscere che il dubbio è lecito: se ora, solo perchè lo fa De Meij, quel repertorio diventa buono, allora...
Credo sia risaputo che molto repertorio è già stato trascritto per organico standard dei nostri giorni e viene anche eseguito - esempio illuminante il catalogo della Baton Music, molto ricco di trascrizioni accurate di musica classica, ma potremmo trovare innumerevoli altri esempi.
Ma allora non sarebbe il caso di chiederci una cosa: il problema su cui si dibatte non nasce anche dall'eseguire trascrizioni inadatte perchè l'organico (e la qualità degli strumenti) è diversa da quella del periodo di Pucci, Vitale, Vessella? Quindi una "fazione", o corrente di pensiero, dovrebbe pensare qualcosa del tipo "Beh, forse alcune cose ora son davvero inattuali" mentre l'altra potrebbe pensare "Probabilmente un tempo avevano la loro ragion d'essere"?
Come in tutte le cose gli estremi sono raramente desiderabili, spero di non vederne un'ulteriore esibizione nei giorni a seguire.
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« Risposta #5 inserito:: 15 Gennaio 2010, 18:33:24 »

Il discorso mio è: la trascrizione a che serve??
risposte: 1) vedi Titano: fare marchette; (e la musica per vendere fa soltanto MALISSIMO alla musica) -  2) quello che si è sempre rimproverato alla banda italiana ossia trasmissione e conoscenza della cultura altrui (in questo caso la lirica).

Per rispondere sull'esperimento, non userò parole mie, ma citerò Cladio Mandonico usando le sue parole in un'intervista.  "A mio parere questo organico americano non ha comunque dal punto di vista storico, una grande giustificazione, come l'ha invece avuto l'organico di Vessella. Io ho sentito "Quadri da un' esposizione" eseguiti da una banda in stile americano, e dalla Banda dei Carabinieri. Ho preferito la resa del grande organico italiano. la cosa importante è che le partiture eseguite siano adatte all'organico a disposizione".

E concludo dicendo che, per me fosse i trascrittori morirebbero di fame perchè le trascrizioni me le faccio ad hoc per gli strumenti a disposizione, e poco me ne importa se un solo di corno inglese lo faccio eseguire da un euphonium o da un sax tenore (se ho questi strumenti a disposizione o più capaci) e non al sax contralto....
la trascrizione che serve a dare spettacolo, (e lo spettacolo lo vediamo ogni giorno che lo fanno gli istrioni moderni mostrando tette e culi o piangendo come cretini ) e non avrà comunque una resa soddisfacente perchè:
a) se la esegui innanzi ad un pubblico di piazza non gliene frega niente di quello che si suona, perchè sono impegnati a mangiare noccioline o a rincorre i figli che scappano urlando a destra e sinistra;
b) se la esegui innanzi un pubblico fine in teatro, apprezzerà l'opera, a prescindere dal trascrittore, perchè la conosce;
c) se la esegui innanzi un pubblico di esperti e/o musicologi, quando leggono il titolo del brano, quei pochi che restano, ti applaudono davanti e poi scrivono ridentoti addosso accusandoti della mancanza di originalità.
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« Risposta #6 inserito:: 15 Gennaio 2010, 18:39:06 »

aggiungo un N.B. alla post...
si immigini la mia discussione come seduto di fronte a voi, mentre parliamo tranquillamente mentre fumo na sigaretta e sorseggio un Grand Marnier... Occhiolino
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« Risposta #7 inserito:: 15 Gennaio 2010, 18:49:07 »

I pensieri mi vengono a singhiozzo  Ghigno

Aggiungo:

Anche se la trascrizione è ottima, stupendamente scritta, io trascrittore, o io direttore di banda, non potrò MAI riuscire a far capire al pubblico la capacità della scrittura o le qualità della mia banda, e perchè? Semplicemente perchè, userò come esempio Carmen di Bizet, al momento dell'esecuzione tutti si aspettano quel suono spagnoleggiante, e se c sono o non ci sono le nacchere (tanto per dire) non se ne accorge nessuno, perchè tutti nell'immaginario collettivo la conoscono. Il discorso è ugale per Aida, per Cavalleria Rusticana, per Turandot, per tutte...
E' come se un virtuoso di clarinetto volesse mettere in mostra le proprie doti suonando il Volo del Calabrone o la Czardas di Monti. Si, magari gli diranno che è bravissimo, applausi a non finire, ma siamo sicuri che gli applausi vanno al clarinettista e non al brano??
E poi, nel corso della storia, ci sono brani, che anche grazie ai media, sono divenuti quasi quotidiani.
Per esempio, un tenore, che esegue "Nessun Dorma" da Turandot, siamo sicuri che prenderà gli applausi per le sue capacità?? Vi posso dire che ho suonato quest'aria trasportata in un tono sotto perchè il tenore (non molto professionista a quanto pare) non riusciva a tenere l'acuto nella sua nota originale. Il pubblico non se ne accorse, ci fu un minuto di applauso...ma l'applauso andò al tenore o al Nessun Dorma??

Per mostrare le qualità di un brano, di un gruppo musicale, dobbiamo confrontarci con le composizioni originali, e nemmeno quelle che ormai stanno entrando nell'uso quotidiano, ma con nuove composizioni.
Questo è il mio pensiero...tutto qui. Sorriso
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« Risposta #8 inserito:: 16 Gennaio 2010, 01:12:49 »

Il ragionamento di Sibemolle Giuseppe è molto chiaro.
Giuseppe è uno che ha le idee chiare su quello che è musica assoluta per lui, e gli obiettivi del suo fare musica.
Non si può contestarlo e, seguendo il percorso a esclusione della sua dialettica, è difficile contrariarlo.
E il succo di questo percorso sta tutto nel corollario finale:

Per mostrare le qualità di un brano, di un gruppo musicale, dobbiamo confrontarci con le composizioni originali, e nemmeno quelle che ormai stanno entrando nell'uso quotidiano, ma con nuove composizioni.
Questo è il mio pensiero...tutto qui. Sorriso

I conti cominciano a non tornare quando però al mattino, quotidianamente, ci svegliamo e troviamo in agenda gli appuntamenti e gli impegni del fare musica nella realtà, come trascrittori, direttori, insegnanti.
Allora ci accorgiamo presto che le urgenze sono altre, o sono anche altre.
Che per mettere musicisti semi-dilettanti o dilettanti (a volte anche professionisti) davanti a un leggio e allettarli, prenderli per mano e guidarli nella comprensione di un linguaggio che fino a pochi mesi o pochi anni prima era a loro ignoto e astruso, non basta choccarli con il capolavoro assoluto e assolutamente originale, ma bisogna individuare un codice di reciproca comprensione che passa attraverso il già noto, almeno per una parte.
Inoltre, anche che dobbiamo inventarci o trovare un metodo progressivo di alfabetizzazione o di perfezionamento delle loro capacità di comunicazione musicale, un sistema che utilizzi gradualmente le loro conoscenze per progressivamente ampliarle, servendoci di una chiave, un grimaldello particolare che è apparentemente ovvio e semplice, ma non è così scontato come sembra: il divertimento.
E ci accorgiamo che, anche se un giorno dovessimo riuscire a portarli di fronte alla partitura capolavoro tanto agognata e iniziare "la scalata" alle vette della vera arte, in fin dei conti non è che dobbiamo buttare il lavoro da maieutici "marchettari" compiuto faticosamente prima di allora.
Anzi, se questo non dovesse succedere, e infatti spesso NON succede, il fatto che si riesca almeno a far suonare decentemente, o bene, o meravigliosamente un repertorio d'uso popolare, il già sentito e conosciuto, NON cambia la natura della nostra professione o professionalità.
Il "risolino" del musicologo dietro la schiena del povero direttore di banda che porti a termine una esecuzione decorosa, per me dimostra null'altro che l'ottusità e la saccenteria del primo in contrasto con l'onestà del secondo.
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« Risposta #9 inserito:: 16 Gennaio 2010, 01:16:44 »

Mi ritrovo ancora d'accordo con Stefano!
Ed ancora; una cosa è pensare alla musica assoluta ed un altra cosa è stare sul campo!
Dobrou Noc!
« Ultima modifica: 16 Gennaio 2010, 01:18:19 da Pippo D'Amico » Registrato

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« Risposta #10 inserito:: 16 Gennaio 2010, 01:23:20 »

« Ultima modifica: 16 Gennaio 2010, 09:30:27 da Titano » Registrato

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« Risposta #11 inserito:: 16 Gennaio 2010, 01:27:45 »

Il discorso mio è: la trascrizione a che serve??
risposte: 1) vedi Titano: fare marchette; (e la musica per vendere fa soltanto MALISSIMO alla musica) -  2) quello che si è sempre rimproverato alla banda italiana ossia trasmissione e conoscenza della cultura altrui (in questo caso la lirica).


Eh no Giuseppe, non sempre, o almeno non in tutte le epoche: Handel faceva stupende "marchette" per i Royal Fireworks, e ccsì Haydn e Mozart, fino a Gershwin, Shostakovitch, prima e dopo, se la musica è scritta bene non è detto che "la contingenza di necessità" ne penalizzi il contenuto.
Parafrasando un noto, piccante e vecchio spot, far bene la musica fa bene alla musica, e solo far musica male le fa malissimo.........
« Ultima modifica: 16 Gennaio 2010, 09:29:33 da Titano » Registrato

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« Risposta #12 inserito:: 16 Gennaio 2010, 09:36:23 »

Titano, ma se arrivassi con un gommone dall'adriatico e facessi una scalata fin su la cima del monte pensi che avrei diritto d'asilo ? no a parte gli scherzi, sarebbe stato fantastico se questo confronto si fosse svolto dal vivo. ma un giorno ..... cmq
Le argomentazioni che ha tirato fuori Stefano sono molto, ma molto interessanti, e penso che in parte abbia ragione;  sull'uso delle "marchette" in periodo classico e romantico, ma anche contemporaneo, condivido e non condivido, il discorso è diverso rispetto la realtà in cui viviamo oggi, e se si rivede il mio intervento non era mirato sull'uso in se della trascrizione quanto il fine.
Continuerò, perchè ho ancora qualcosa da dire, questo argomento dopo aver pubblicato la mia tesi di laurea, visto che affronto anche questo "paragrafo", anche perchè il tempo si avvicina e non vorrei in questo momento distogliere l'attenzione dai miei libri.
A presto  Occhiolino
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« Risposta #13 inserito:: 16 Gennaio 2010, 15:46:59 »

Intervengo nella discussione, e probabilmete i miei pensieri sono un po' in controtendenza, personalmente non sono contrario alle trascrizioni, De Meji da cui è partita la discussione non è il primo tra i grandi che fa questo tipo di lavoro, vedi alcune versioni americane delle overture d'opera e vedi tra gli ultimi buona parte delle Overture di Verdi trascritte da Cesarini o vedi lo stesso Della Fonte.
L'importanza della strumentazione secondo me è fondamentale, si vede subito e si sente subito la differenza tra un buona strumentazione per organico moderno (che i più bravi cercano di creare mantenendo il più possibile le caratteristiche dell'originale) e le vecchie strumentazioni dove suonano sempre tutti e molte volte anche distanti come timbriche e sonorità dagli originali.

Non riesco a capire comunque perchè si voglia quasi del tutto dimenticare e cancellare la nostra tradizione fatta anche di arie ed overture d'opera e di trascrizioni, cercando e pensando che il meglio sia sempre all'estero e nei cataloghi stranieri, mi spiace ma io non ci trovo sempre dei grandi capolavori in queste cose, forse perchè il mio orecchio è particolare oppure perchè io sono fatto così. Con la mia banda per alcuni anni ci siamo spinti sempre e solo sull'originale (cercando sempre quelli di qualità) anche con cose azzardate...risultato...stavamo perdendo il pubblico che più e più volte mi chiedeva repertorio anche tradizionale, per cui abbiamo optato per un compromesso per evitare di fare i concerti solo per noi e bilanciare i programmi, con brani sia tradizionali e classici e brani nuovi.
Cerco comunque di scegliere sempre gli arrangiamenti migliori e più adatti per il mio organico, e proporre sempre cose alternative, (fiabe musicali con recitazione di ragazzi), commissioni di brani nuovi ad autori anche poco conosciuti e via dicendo
Se una banda belga suona musica tradizionale  loro non ci si scandalizza, se una banda austriaca suona la loro musica tradizionale, non ci si scandalizza, ma se una banda italiana suona il proprio repertorio tradizionale(vedi arie d'opera o overture), subito ad accusare che si ritorna al vecchio, personalmente penso che invece la forza di questi gruppi sia proprio il fatto di aver trovato un giusto bilanciamento tra la musica tradizionale e quella nuova. In fondo anche le orchestre sinfoniche fanno così no? A voler guardare le orchestre propongono ormai solo repertorio tradizionale loro e sono veramente poche (almeno in Italia quelle che eseguono repertorio contemporaneo)Se una banda inglese suona le suite di Holst è tutto ok ma a voler guardare Holst per loro è musica tradizionale, se noi suoniamo una overture di Verdi (nostra musica tradizionale)...stiamo tornando al vecchio, onestamente mi sembra che sia la stessa cosa.
Per me resta comunque fondamenteale che la musica che si esegue sia buona musica (e non copiature delle copiature delle copiature) per cui se tra questi ci sono Verdi, De Meji, Van der Rost o Puccini non mi interessa molto e lo faccio se in quel momento e per il concerto che sto preparando vanno bene.

Saluti
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« Risposta #14 inserito:: 17 Gennaio 2010, 09:25:13 »

D'Accordissimo anche con "The conductor".

Rileggendo i vari profondi pensieri di Giuseppe Scarlata in questo argomento, credo che Scarlata appunto, giustissimamente, visto il tipo di studi che ha intrapreso e da quello che leggo che sta per concludere concepisca la musica da "Musicologo" e non da Direttore di Banda (in questo caso).
Certo, davanti ad una sigaretta ed ad un Gran Manier, io preferisco la grappa, e con la "conoscenza musicologica", nel senso alto della parola, vengono fuori tante belle tesi, teorie e convinzioni.
Ma sul campo pratico, per questo sono d'accordo con Stefano e con "The conductor" anch'essi Direttori di Banda, tutto è un pochino diverso, almeno questo io credo.

Sarebbe bello, visto che da quanto letto in Novembre sempre in questo forum Giuseppe stava preparando un concerto per il periodo natalizio sapere qual'è stato il repertorio proposto al pubblico, in modo da poter prendere spunto dal programma preparato da un Musicologo-Direttore di Banda!
Grazie per l'eventuale risposta!  Sorriso
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