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Autore Discussione: Le strumentazioni delle opere liriche  (Letto 2478 volte)
sibemolle
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« Risposta #15 inserito:: 17 Gennaio 2010, 11:28:30 »

Bhe Pippo, grazie per l'interessamento.
Ti dico, con molto rammarrico, che ho dovuto abbandonare i miei progetti, per incompatibilità mie col gruppo, non sto qui a scrivere i dettagli. Non penso che ti dica cose nuove col programma che avevo scelto, visto l'uso ormai smisurato di alcuni brani, tranne per l'ultimo che sarebbe stato una seconda esecuzione assoluta,  ma per la gente a cui sarebbe stato destinato sarebbero state tutte delle prime.
Il prgramma avrebbe previsto:

- Air For Wind (Andrè Waignein)
- Music is My Joy (Donato Semeraro)
- Grand Canyon (Giuseppe Ricotta)
- Variazioni in Blue (Jacob de Haan)
- Nostalgia (Salvatore Tralongo)
- Spiritual Moments (Dizzy Stradford)
- El Bolero de Carmelo (Ferrer Ferran)
e un mio arrangiamento, per concludere,  di brani natalizi, poco originale sinceramente in quanto ho tratto spunto e in alcuni momenti copiato il già esistente Christ Mix.
Avre potuto usare quello già esistente, però il gruppo a mia disposizione aveva moltissime lacune, molti con gravi problemi di lettura, e non potevo metterli in difficoltà con un continuo cambiamento di tempo, di stile e linguaggio. Mi ha però incuriosito e piaciuto moltissimo quel preludio con il sotto fondo della Pantera Rosa sul tema di Jingle Bells.
Per il resto, come puoi vedere semplicissimi brani per banda, scelti accuratamente per le difficoltà del mio gruppo, e l'occasione del Natale. Visto che mi accosti il termine musicologo ne approffito dicendo che ho scelto delle moderne e originali canzoni per sonare con gli stromenti a fiato  Ghigno linguaggi molto comuni alla musica pop, semplici armonie, temi di semplice esecuzione e di facile ascolto.

Dopo questo enorme OT per Pippo, ritornando al discorso, oltre che a continuare a confermare il mio pensiero, vorrei semplicemente chiarire una cosa, che le mie parole sono state scritte in riferimento al fatto di voler credere che vi siano delle trascrizioni migliori o peggiori.
Le trascrizioni vanno viste sotto miriadi punti di vista per esempio per la Destinazione, l' uso, il periodo di realizzazione ecc...
Se una trascrizione ha come fine l'essere suonata in concerto dove non c'è un tema preciso, come può essere una giornata di musica dedicata a Tizio, o studi sulle melodie di Caio, o pensieri musicali di Sempronio, allora bisognerà dire che avrà come scopo il semplice piacere esecutivo e il fare spettacolo, che non ha niente a che vedere con le tanto importanti rivoluzioni culturali e ammodernamenti nei riguardi del pubblico a cui in questi anni abbiamo visto come missione.
Una trascrizione si può usare anche come brano da studio per gli allievi. NOn c'è modo migliore per poter far studiare gli allievi con suoni che già conoscono. Io per esempio per far capire l'uso dei tempi ternari ho ridotto la canzone tormentone "me voy" e il tema del film "gost" per far studiare gli arpeggi e il tempo tagliato. Ma lasciamo perdere me che io sto nascendo ora, quanti brani si usano per studiare? quante "Fate dei confetti" o marce turche mozartiane (e gli esempi possono continuare) usate come metodi. Anche nei Warm Up, dove già si prevede un livello più alto rispetto gli allievi, si usano tantissimi corali di periodo barocco.
Andiamo poi al periodo di scrittura... Sappiamo bene che la storia ci insegna che in ogni periodo vi è il suo strumentario no? NEll'Ottocento, i trascrittori, sono sicurissimo che avrebbero usato diverse tipologie in base non solo il decennio, ma anche l'area in cui si trovavano, e potevamo assistere ad esecuzioni di bassi affidati a Serpentoni, oppure a Pellittoni, oppure a Sousafoni, oppure a Sarrusofono basso, o fagotto o semplicemente contrabbasso. Quale è l'uso migliore? penso tutti.  E poi, dove venivano eseguiti? in che modalità? che tipo di programma si prevedeve? a che cadenza? Sono tutti interrogativi utili a capire come mai una trascrizione di un'opera lirica, prima di tutto, avesse un certo numero di riduzioni di autori diversi, e poi sul perchè è stata trascritta in un certo modo. Se andate a scartabellare fra gli archivi potrete notare come esistano negli archivi almeno due o tre edizioni diverse di una stessa opera, io l'ho fatto, e sono rimasto impressionato da quello che ho visto.
detto questo, bene le trascrizioni, ma non diciamo che vi siano trascrizioni d'arte o trascrizioni volgari, sono trascrizioni e basta! Non credo che Sgarbi difronte ad una copia a stampa  e una a carboncino di un quadro di Botticelli definisca uno copia d'arte e uno copia da "capra ignorante".
« Ultima modifica: 17 Gennaio 2010, 11:34:37 da sibemolle » Registrato

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« Risposta #16 inserito:: 17 Gennaio 2010, 11:48:35 »

Sibemolle ha scritto

"ma non diciamo che vi siano trascrizioni d'arte o trascrizioni volgari, sono trascrizioni e basta"!


fermo restando che nei diversi periodi storici ed in base agli strumenti disponibili le trascrizioni sono diverse,
in base alla mia esperienza direttoriale (ormai più di dieci anni anche a livelli diversi) ed in base alle mie conoscenze di strumentazione mi sento di affermare invece che ci sono trascrizioni e trascrizioni...quelle strumentate bene danno sicuramente dei risultati migliori e creano meno problemi in fase di studio, perchè grazie appunto alla strumentazione ogni strumento viene utilizzato al meglio e ne vengono sfruttate appieno le caratteristiche timbriche, ci sono inoltre degli accorgimenti tecnici da attuare e che permettono di avere risultati migliori.


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« Risposta #17 inserito:: 17 Gennaio 2010, 11:51:30 »

Aggiungo inoltre che a tutti i corsi di direzione che ho frequentato con personaggi anche totalmente e musicalmente diversi tra loro, si è sempre ribatito il concetto, che è fondamentale la qualità delle strumentazioni di un qualsiasi brano per ottenere i risultati migliori per il proprio gruppo.
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« Risposta #18 inserito:: 17 Gennaio 2010, 11:56:16 »

Bisognerebbe anche considerare i risultati che si vogliono ottenere allora...

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« Risposta #19 inserito:: 17 Gennaio 2010, 12:11:01 »

Molto bello il tuo intervento Giuseppe!

Ma purtroppo ti devo contraddire per quanto riguarda le trascrizioni; ne esistono di buone e ne esistono di insuonabili, su questo ne sono sicurissimo così come esiste il giorno e la notte!
Certo in ogni archivio bandistico delle stesso brano esistono strumentazioni diverse, fatte naturalmente dai direttori che si sono succeduti alla guida delle varie Bande!
Ognuna di queste avrà delle caratteristiche diverse naturalmente date dall'organico che possedeva il Direttore nel momento in cui eseguiva quel determinato brano ed ancora dalle conoscenze e dalla preparazione musicale dello strumentatore stesso!

p.s.
Un pò di tempo fà se non ricordo male chiedevi informazioni sulle danze slave di Dvorak, bene ti consiglio di guardare quelle strumentate da Josè Schyns o da Robert Longfield, sono strumentate in modo fantastico.
O ancora così tanto per fare un esempio la romanza della Vilja dalla "Vedova Allegra" strumentata da Alfred Reed o "Inglesina" e "La Scala di Seta" strumentate da Lorenzo Della Fonte o la fantasia dalla Traviata di Lorenzo Pusceddu per vedere appunto che la differenza tra una strumentazione cattiva ed una buona c'è!

E' naturale che ogni Direttore debba scegliere il miglior repertorio per la propria Banda ed ottenere ed esegire il massimo!
« Ultima modifica: 17 Gennaio 2010, 12:14:51 da Pippo D'Amico » Registrato

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« Risposta #20 inserito:: 17 Gennaio 2010, 12:18:27 »

Bene Pippo, ti sei accorto che hai messo sul piatto un elemento importantissimo? e non volendo sposi la mia posizione? Sorriso

Per le trascrizioni grazie per il consiglio, andrò sicuramente alla ricerca.
« Ultima modifica: 17 Gennaio 2010, 12:20:47 da sibemolle » Registrato

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« Risposta #21 inserito:: 18 Gennaio 2010, 18:32:35 »

Pensavo ad una cosa...
Vi ricordate in altri luoghi come gli amici della Puglia venivano martoriati riguardo il loro repertorio?
Ora, ma se le bande da giro pugliesi, invece che le trascrizioni vesselliane, usassero nei loro concerti le trascrizioni "d'arte" uscirebbero fuori da quelle etichette che le sono state affibiate?
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« Risposta #22 inserito:: 18 Gennaio 2010, 23:09:11 »

I repertori delle bande pugliesi sono praticamente incentrati solo su brani d'opera, si parla di trascrizioni della durata di 30-40 minuti, con i vari solisti che fanno la parte dei cantanti, corone finali esagerate per tirare l'applauso del pubblico ecc. a volte anche stravolgimenti importanti della partitura d0opera originale.

Mi sembra che sia un bel po' diverso dal suonare durante un concerto  qualche aria o brano operistico singolo (4-5 minuti) oppure una overture o selezione (10-15 minuti al massimo) per tenere comunque  viva una tradizione tipica italiana del repertorio sinfonico-operistico.

Aggiungo inoltre che per svariati anni ho suonato sotto la direzione di Della Fonte e Cesarini e posso assicurarvi che nei loro programmi non mancavano comunque mai, marce (non sinfoniche ma comunque di repertorio), overture d'opera o anche trascrizioni di musiche sinfoniche e non.

Saluti
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« Risposta #23 inserito:: 19 Gennaio 2010, 00:13:20 »

Basta andare su Youtube ad ascoltare le esecuzioni solistiche e le esibizioni dei più acclamati complessi "da giro" per darsi un'idea della filosofia e del concetto che sottostà al loro modo di fare banda, che non ha niente a che vedere con ciò di cui state dibattendo (e cioè l'opportunità di valorizzare NUOVE strumentazioni e/o adattamenti dal Melodramma ottocentesco italiano).
La qualità della strumentazione credo sia l'ultima delle loro preoccupazioni.
Oltretutto, parlare di ortodossia vesselliana sembra pure fuori luogo, in quanto il progetto di Alessandro Vessella, che, un secolo fa, era una avveniristica e coraggiosa impresa di educazione nazionale musicale e strumentale (e cosa era la sua classificazione degli organici, se non una prima idea di quella CLASSIFICAZIONE delle bande nei repertori e nelle difficoltà che oggi molti di noi auspicano?) non ha proprio nulla in comune con una nicchia così circoscritta, regionalizzata e particolare di convenzioni estetiche pietrificate e immutabili nei loro riti e nella loro perpetuazione..........
Per noi, indipendentemente dai gusti e le personali preferenze, è ovvio che la priorità sia da darsi alla qualità della buona "cucina" musicale e strumentale.
Anch'io avevo qualche dubbio sulla maestà e nobiltà del tema di Fra Martino Campanaro...fino a quando non ascoltai Mahler......  Sorriso
« Ultima modifica: 19 Gennaio 2010, 10:49:49 da Titano » Registrato

Rivogliamo Dalle Mulle MirkoMB alla moderazione. E' il nostro "etilometro" di fiducia!
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« Risposta #24 inserito:: 22 Gennaio 2010, 20:07:42 »

Bellissima questa discussione che ho seguito fin dall'inizio ; mi scuserete se da perfetto ignorante musicale quale sono mi permetto di interloquire ma mi viene da fare una riflessione e porre una domanda . Riprendendo il concetto che le bande storicamente abbiano avuto (anche) la funzione di veicolare "alle masse" la musica cosiddetta "colta" ed in particolare , in un preciso momento storico , la musica sinfonico-operistica attraverso appunto le tanto discusse trascrizioni (forse a danno delle composizioni originali che pur all'epoca non mancavano) sopperendo così alla oggettiva impossibilità della maggior parte della popolazione di fruirne attraverso la frequentazione di grandi teatri e sale da concerto ; riprendendo appunto questo concetto chiedo se non si ritenga che anche oggi , nonostante le innumerevoli opportunità di fruizione del patrimonio nazionale di musica lirico-sinfonica che derivano dalla discografia piuttosto che da internet o da altri mezzi mass-mediatici , visto che al pari di un secolo fà la frequentazione di teatri e sale da concerto pare essere riservata o comunque presa in considerazione solo "a" e "da" pochi eletti , chiedo appunto : non ritenete che le bande musicali possano e debbano nuovamente accollarsi questo onere ? e se sì , è meglio riproporre delle trascrizioni elaborate 100 e più anni or sono , con le prerogative tutte che ne conseguono , o è meglio attingere (con il giusto discernimento che ogni Direttore saprà attuare) al lavoro dei contemporanei ?

Forse ho chiesto delle cose che sono già state espresse nel corso della discussione e me ne scuso ma , riprendendo quanto detto da Frank in un altro topic , queste discussioni una volta partite spiccano il volo (ed è bene che sia così) verso i massimi sistemi e per tanti di noi poveretti diventa a volte difficilissimo seguire il filo del discorso .
Ringrazio e saluto
Emilio
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« Risposta #25 inserito:: 22 Gennaio 2010, 20:42:00 »

Personalmente visto anche l'evoluzione degli organici penso sia meglio attingere dalle nuove rielaborazioni e strumentazioni, se fatte bene rispecchiano l'originale in maniera molto precisa.
Le vecchie strumentazioni molte volte venivano fatte ad orecchio dai maestri che andavano a teatro e poi a memoria cercavano di riscrivere le varie parti, con tutte le variazioni ed errori che potevano derivarne.
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« Risposta #26 inserito:: 22 Gennaio 2010, 20:48:15 »

LA tua è una giusta riflessione Emilio, anche io mi sono posto delle domande del genere, riguardo la crisi dei teatri. E ho notato che guarda caso anche le bande, in tutta Italia, chi più chi meno, hanno iniziato ad accantonare le fantasie liriche tranne quelle più "populiste" (anche se non proprio fantasie ma solo cavatine e arie più famose).
La banda, anche quando non esegue più trascrizoni liriche e/o operistiche è solita anche presentare trascrizioni di musical e canzoni pop e meedley di complessi o cantanti.

Non so quanto possa essere opportuno proporre nuovamente trascrizioni liriche, nella mia tesi propongo un'altra via, ossia quella che, se la banda vuol mantenere una "missione" di conoscenza di altrui cultura, potrebbe ritornare indietro all'inizio del secolo scorso, far proprio i linguaggi del '900 e proporsi come veicolo di tramite delle nuove musiche e il popolo.
Anche perchè se ci ragioniamo, nell'ottocento, e nei primi del novecento, le bande non facevano altro che proporre musica contemporanea del periodo, negli archivi che ho visto raramente c'erano trascrizioni di Scarlatti, di Cimarosa o di Pergolesi tanto per fare qualche nome.

Per quanto riguarda l'organico. Poichè si tratta di trascrizioni vedo due soluzioni: o si adotta quello che ormai è considerato standard internazionale, oppure che i direttori imparino a scrivere e conoscere la musica usando il loro organico a disposizione, mantenendo il più fedele possibile, la linea seguita dal compositore dell'originale partitura.
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« Risposta #27 inserito:: 23 Gennaio 2010, 20:03:54 »

Non so quanto possa essere opportuno proporre nuovamente trascrizioni liriche, nella mia tesi propongo un'altra via, ossia quella che, se la banda vuol mantenere una "missione" di conoscenza di altrui cultura, potrebbe ritornare indietro all'inizio del secolo scorso, far proprio i linguaggi del '900 e proporsi come veicolo di tramite delle nuove musiche e il popolo.

Grazie Giuseppe per la risposta ; non mi è chiaro questo tuo concetto , cel'hai due minuti per chiarirmelo?

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« Risposta #28 inserito:: 23 Gennaio 2010, 21:31:16 »

Ti scrivo in privato perchè per rendere meglio il discorso dovrei scriverti una premessa (lunga) e credo che qui andrei OT.
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« Risposta #29 inserito:: 15 Aprile 2010, 14:14:14 »

Ciao a tutti,
ritorno dopo un bel pò di tempo nell'oblio informatico in quel di Milano.

Bella problema.. le trascrizioni. Sarò diventato vecchio ma tutti (almeno per qualche punto) mi trovate d'accordo.
Penso che ci sia una grande differenza di suono tra una trascrizione della coppia Pucci/Vidale piuttosto che Cesarini/Della Fonte... fortemente sbilanciata per i neo-trascrittori (se così si possono definire).
In realtà non ritengo che la colpa sia da ricercare solo nell'organico ma per il differente punto di partenza: ora chiunque cerca di trascrivere pensando alla sonorità di partenza (la partitura) prima i raddoppi erano scontati a prescindere dal timbro risultante.

Quindi su questo punto concordo con alcuni di voi.. c'è trascrizione e trascrizione... la resa è nettamente diversa.

Sono d'accordo anche con Giuseppe: io stesso se voglio eseguire un brano classico (dal sinfonico al lirico) faccio prima a trascrivermelo da solo perchè l'organico che ho a disposizione non è completo pertanto anche se la trascrizione di Cesarini posso considerarla egregia non ho un riscontro positivo con la mia banda.

Per quanto riguarda il repertorio non sono così drastico; alla fine credo che nessuno di noi lo è fino in fondo.. le "marchette" di ogni tipo (a.e. eseguire un brano classico perchè ce lo chiedono i componenti del nostro ensemble piuttosto che organizzatori di concerti) le facciamo tutti quanti.
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Ma chi l'ha detto che una banda deve per forza suonare male?

Luca Pasqua
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