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Autore Discussione: L'Italia è i suoi originali  (Letto 1867 volte)
sibemolle
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« inserito:: 19 Gennaio 2010, 13:54:29 »

Per non andare OT nell'altra interessante discussione introdotta da Pippo D'amico apro una nuova discussione.

Ho notato come si insiste nell'affermare Repertorio tipico italiano, anche nelle bande, le arie e le overture operistiche.
Sin dalla fine dell'800, in realtà, numerose composizioni originali vennero fuori dalla penna di altrettanti numerosi compositori: Vessella, Orsomando, Abbate, Filippa, Delle Cese, ecc...
Brani che variano dalle sinfonie per banda ai concerti per solisti e banda
Vi sono stati anche concorsi che pubblicizzavano il repertorio per banda e ne invogliavano la partecipazione, uno fra tutti vi cito il concorso indetto a cadenza annuale (credo) dalle Edizioni Lapini. (Nel mio archivio ho per esempio una ventina di originali per banda degli anni 80-90 del XIX sec.).

Perchè allora non hanno avuto un grande utilizzo nel XX secolo gli originali per banda prima della conoscenza del repertorio anglosassone?

PErchè solo ora alcune composizioni stanno venendo alla luce o conosciute? (edi per es. la sinfonia per banda di Ponchielli, l'inglesina, delle Cese, o il giudizio universale di De Nardis?)

Secondo voi la colpa è stata di una politica che ne vietasse l'utilizzo incentrando i programmi solo sul melodramma? O è una ignoranza scolastica dei direttori bandistici?
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« Risposta #1 inserito:: 19 Gennaio 2010, 14:18:53 »



Perchè solo ora alcune composizioni stanno venendo alla luce o conosciute? (edi per es. la sinfonia per banda di Ponchielli, l'inglesina, delle Cese, o il giudizio universale di De Nardis?)

Secondo voi la colpa è stata di una politica che ne vietasse l'utilizzo incentrando i programmi solo sul melodramma? O è una ignoranza scolastica dei direttori bandistici?


Hai ragione, queste purtroppo sono due delle cause principali........abbiamo una grande tradizione musicale compositiva in Italia, ma ahinoi una scadente tradizione esecutiva (almeno durante il secolo XX), se si fa eccezione per le Bande Ministeriali Militari il modello di punta vesselliano, la GRANDE BANDA non è mai stata compiutamente realizzata, ne consegue che molta produzione si è perduta o si è nascosta nei cassetti e negli archivi, con la necessità di recuperarla e ammodernarla secondo gli odierni organici.
Si stanno aprendo diversi "cantieri" in proposito, speriamo di fare insieme qualcosa di buono....
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« Risposta #2 inserito:: 20 Gennaio 2010, 11:29:46 »

Caro sibemolle,

molto interessante il post da te proposto e mi permetto pertanto di partecipare alla discussione e di fornire alcune informazioni. Come tu giustamente hai detto esiste una serie di brani di autori italiani che sono stati riscoperti e molti altri caduti nel dimenticatoio. Come per la musica classica anche nella bandistica evidentemente esistono composizioni degne di nota ed entrate a far parte del repertorio standard e molte altre di scarso o poco interesse che hanno fatto il loro tempo e che non vengono giustamente o ingiustamente riproposte (la musica sinfonica e cameristica è piena di queste situazioni), riportando l’esempio ai giorni nostri, a fronte comunque di centinaia e centinaia di composizioni originali per banda scritte ogni anno, in realtà quelle che restano nei repertori e che sono degne di nota restano veramente poche (parere personale).
Alcune di queste (quelle che ad esempio hai citato tu) sono state riscoperte da noi grazie appunto al lavoro di alcuni maestri che hanno optato anche verso scelte di questo genere, ma ad onore del vero ed in base a quello che ho imparato durante il mio percorso di studi bandistici, molte di queste composizioni erano e sono sconosciute in Italia, ma sono conosciute ed eseguite all’estero da sempre. Alla fine del 19° secolo inizio 20° i flussi migratori italiani verso l’america ad esempio hanno fatto si, che anche molti musicisti e maestri dilettanti e non si spostassero negli USA, tali musicisti vennero integrati nell’ambiente bandistico americano portando la nostra tradizione ed il nostro repertorio, molte volte erano le stesse bande USA a chiamare musicisti e direttori italiani, proprio per le loro caratteristiche ed il loro modo di suonare. (informazioni storiche apprese durante il corso di diploma in direzione di banda al conservatorio di Lugano con Cesarini).
Esiste un bellissimo volume che secondo me dovrebbe far parte della biblioteca di ogni maestro che si intitola Programs notes for Band di Norman Smith edito nel 1998 (solo in inglese purtroppo) dalla GIA Pubblications. L’autore ed alcuni collaboratori per circa 30 anni (per cui a partire circa dal 1970) hanno fatto un lavoro metodico di ricerca e selezione, creando appunto una sorta di database cartaceo, con schede personalizzate di ogni autore (750), con biografia, e note sulle loro composizioni principali. E’ interessantissimo notare come in questo libro sia citato un discreto numero di compositori italiani a noi praticamente sconosciuti ma evidentemente oltreoceano si, si tratta appunto di personaggi vissuti nel periodo storico di cui si stava discutendo.
Questo personalmente mi fa capire come in realtà forse siamo noi che “malati di esterofilia” ci dimentichiamo molto spesso di quello che c’è di buono a casa nostra. Vero è anche comunque che molti di questi brani sono solo con strumentazioni all’antica per cui per essere eseguiti ora richiederebbero probabilmente una nuova strumentazione basata sugli organici attuali, pratica comunque già utilizzata normalmente per poter eseguire dei capolavori del passato, vedi ad esempio Suite di Holst  (la versione che si esegue normalmente è una  ristrumentazione dell’originale) o molti lavori di Percy Grainger.

Saluti 


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« Risposta #3 inserito:: 20 Gennaio 2010, 11:56:29 »

Molto interessante, penso di condividere gran parte del tuo pensiero, tranne per ciò che dici all'inizio, cioè sul fatto che come le orchestre ci sono brani che cadono nel dimenticatoio perchè magari un pò meno interessanti rispetto a quelle degne di entrare nei cartelloni.
Penso che non sia propriamente esatto e ti spiego il perchè: verissimo, ci sono branoni e branetti come hai osservato, però anche nel caso di brani che vengono poco utilizzati, grazie anche all'intervento delle istituzioni esistono giornate a tema, e annualmente si esegue questa musica sconusciata da almeno 3 secoli. Ci sono anche numerosissime registrazioni audio e gruppi specializzati in questo repertorio.
Per la banda invece no!
Non ho citato a caso quei tre lavori, e sono proprio questi tre brani (in particolare) che sono stati rivalutati oggi dai moderni trascrittori, ma che in realtà o non sono mai stati dimenticati, come per esempio Inglesina, che da sempre è stata suonata nel meridione, o sono saltate fuori da seminari (qualcuno mi può contraddire ma penso che nel caso di Ponchielli, siano stati determinanti due seminari, di cui uno nel 1991 a Palermo con registrazione della sinfonia).
Penso invece, riguardo a questo fatto e ritorno al mio primo post, che ci sia proprio una mancanza di conoscenza del repertorio italiano, e che in passato (forse, non ho ancora i dati certi per dirlo) è stato "boicottato" in favore del melodramma.
Che poi magari tra di esse vi siano quelle più curate ed elaborate nella scrittura e quelle meno è un'altro discorso, ma non penso che si sconoscano perchè tutte scadenti.

Certo, oggi, anche le stesse associazioni bandistiche non aiutano per niente a riscoprire i nomi e le composizioni del passato. E' una vergogna che si voglia tenere tutto per se, in un modo egoistico. E lo dico senza timori. E' succeso a me, nel chiedere la possibilità di avere una copia di 2 composizioni della metà dell'800 per poterle studiare, ebbene chi ha in archivio queste opere, non si è fatto più sentire ed evita di rispondermi. Le conservano lì come se fossero delle mummie, quando invece potrebbero semplicemente essere state ibernate per essere sciolte oggi e riportate a vivere.
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« Risposta #4 inserito:: 20 Gennaio 2010, 12:14:35 »

daccordo anch'io con molte cose del tuo post, in merito a riscoperte giornate a tema ecc.
 ma comunque penso che alcuni brani sia classici e non forse non sono poi così degni di nota. D'accordo comunque riguardo probabilmente agli interessi di qualcuno a spingere in una direzione piuttosto che in un altra..
riguardo all'ultima parte, con me sfondi una porta aperta, anche io ho chiesto delle cose da visionare o comunque rielaborare per riproporle, e mi è stato detto di no oppure nessuna risposta....è molto meglio lasciarle marcire negli archivi, penso solo a tutta la musica dell'archivio storico ricordi...ormai di pubblico dominio, ma che è nel dimenticatoio perchè non la rendono pubblica appunto.
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« Risposta #5 inserito:: 15 Aprile 2010, 14:20:40 »

Quindi??

Ragazzi sto diventando moooolto pratico.

Io sono interessato a riproporre un repertorio "nascosto" pertanto visto che, da quello che scrivete, non sono l'unico che si fa??

Non si potrebbe creare un sistema di scambio/trascrizione/esecuzione di questo repertorio "agonizzante"??

Non si potrebbe chiedere a qualche federazione bandistica (quelle che "ascoltano" ovviamente) di intercedere per avere queste partiture??

Che ne pensate?
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Ma chi l'ha detto che una banda deve per forza suonare male?

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« Risposta #6 inserito:: 16 Aprile 2010, 09:41:18 »

Il problema delle partiture, in moltissimi casi, è quello che si trovano negli archivi di bande musicali operanti. Mi è capitato di chiedere in prestito alcune partiture per poterle esaminare, e mi è sembrato non di chiedere un mio diritto da studioso, ma quasi l'elemosina..
Quasi quasi ci vorrebbe una legge che obbligasse a portare nelle biblioteche o negli archivi pubblici tali cimeli in modo tale da essere sottoposti alla visione degli studiosi e interessati.
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« Risposta #7 inserito:: 16 Aprile 2010, 15:53:43 »

Le bande sono molto gelose dei loro archivi, lo so, ed essendo per lo più associazioni private l'unico modo per ottenere accesso è chiedere con gentilezza e cortesia, confidando in risposte altrettanto intelligenti e disponibili.
So però che anche in Istituti pubblici esistono risorse inestimabili e inattese: ti faccio solo due esempi delle mie parti: l'Istituto comunale "A. Corelli" di Cesena, dove giace inutilizzato l'archivio della antica Banda cittadina, ora estinta o quasi.
Ma soprattutto il Fondo Di Miniello, làscito del fondatore della Banda dell'Aeronautica, vissuto a Rimini negli ultimi anni di vita, che è custodito, per quanto ne so, al Liceo Musicale Pareggiato "Lettimi" di Rimini.
Se ti venisse voglia di sfrucugliare, fammi un fischio, che m'associo al "raid".........
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« Risposta #8 inserito:: 17 Aprile 2010, 07:57:08 »

Molto, molto interessante.
Uno spunto "parallelo": proprio ieri mi sono confrontata con i miei ragazzi in merito al repertorio storico, anche italiano.
Soprattutto mi sono soffermata sull'importanza dell'acquisizione di una vera coscienza critica rispetto al repertorio originale contemporaneo, coscienza che, a mio parere, si acquisisce solo attraverso la conoscenza approfondita del repertorio storico.
Mi sono accorta che non hanno, soprattutto i più giovani (che peraltro sono la stragrande maggioranza), consapevolezza e conoscenza del "passato". Si sono trovati "catapultati", dal punto di vista del repertorio, senza alun "paracadute", direttamente nel "presente", senza minimamente saper distinguere tra un'opera d'arte e...la mondezza commerciale più iniqua.
Questo, oltretutto, li limita sotto vari aspetti, sia squisitamente tecnici e interpretativi che di consapevolezza rispetto alla consequenzialità estetica dell'accadimento musicale.
Gravi mancanze: impossibile approfondire il presente senza aver metabolizzato il passato.
Ho così spiegato il perchè di certe mie scelte, delle quali resto e resterò convinta.
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« Risposta #9 inserito:: 17 Aprile 2010, 10:54:26 »

Mi trovo perfettamente d'accordo con Alessandra.
Fortunati quei giovani strumentisti che suonano in una Banda dove il loro Direttore conosce e sa distinguere la musica d'arte dai brani commerciali.
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« Risposta #10 inserito:: 19 Aprile 2010, 09:00:36 »

Forse è una mosca bianca ma... Ad Ala la Cassa Rurale ha curato la pubblicazione di un bellissimo volume dedicato alla musica nella zona della bassa vallagarina e non,comprendendo nella sua analisi cori,organi e bande..
La cosa interessante è che al libro è accompagnato un cd,con brani di autori del territorio,per l'occasione "rispolverati",e nel caso della banda,ristrumentati e poi incisi,per renderli ancora usufruibili da tutti.
Ne è nato un piacevole cd,e di seguito lo slancio per la sistemazione dell'archivio storico della banda,circa 1500 titoli dal 1820 all'epoca fascista,in gran parte manoscritti,che è stato catalogato e verrà consegnanto a breve alla biblioteca comunale che lo renderà fruibile a tutti.
Scrivo questo sperando che possa essere da sprone ad altre bande a rendere pubblico e magari usufruibile l'immenso patrimonio altrimenti destinato a rimanere negli armadi!
ciao
Andrea
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« Risposta #11 inserito:: 19 Aprile 2010, 10:06:38 »

A Cremona, prendendo come spunto il centenario verdiano, avevamo iniziato a recuperare brani storici locali, riadattandoli agli organici attuali.
"Suona la tromba" di Verdi è stato il primo (adatt. Della Fonte - 2001), poi "Marcia Scozzese" di Giazzi (adatt. Andreoli - 2002), indi "Risorgimento italiano" di Anelli (adatt. Gusperti -2003).
I brani sono stati distribuiti gratuitamente alle Bande aderenti alla Federazione, nonché pubblicati da case editrici partner.
Altro materiale interessante giace negli archivi di alcune Bande, così come penso in tutta Italia... ma la lodevole operazione si è poi interrotta.
Ciao, Giorgio
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