La Muskgesellshaft Vispe dà “Spettacolo”

VISP (Svizzera), 14 Novembre 2015 – La prima mondiale di ‘Fellini’, concerto per saxofono e wind orchestra di Johan De Meij

Spettacolo“… Così era intitolato l’evento svoltosi a Visp, nella svizzera tedesca, sabato 14 novembre. Un evento molto partecipato, che ha visto protagonista la Musikgesellshaft Vispe diretta da Jean-Marc Barras e da Johan de Meij, nell’esecuzione di opere dello stesso De Meij.

Il cuore dell’evento è stata la prima esecuzione assoluta di “Fellini“, concerto per saxofono e Wind Orchestra che è stato commissionato dalla Musikgesellshaft Vispe al compositore olandese.

Il pomeriggio si è aperto con un aperitivo “vip” nel foyer del bel teatro nella piccola cittadina sulle pendici del Sempione; aperitivo che ha visto la presenza dei compositori Johan de Meij e Anthony Fiumara (che aveva in programma la prima esecuzione assoluta della sua “Fantasia Napoletana“), del presidente della Fondazione Fellini per il Cinema Stéphane Marti e del solista al saxofono Hans de Jong. In una piacevole atmosfera, impreziosita da un buffet completamente bianco-rosso-verde, l’anfitrione della serata ha intervistato De Meij, Fiumara e Stéphane Marti. Tra battute e serietà analitica, Johan de Meij ha “spiegato” alla trentina di presenti il percorso che lo ha portato alla realizzazione del lavoro, un lavoro che il compositore aveva in mente da parecchi anni, e che la commissione da parte della Musikgesellshaft Vispe ha fatto sì che potesse essere realizzato.

L’aperitivo si è protratto piacevolmente per un paio d’ore, nell’attesa del momento clou. Momento che, come da copione data la location geografica, si è effettuato puntualissimamente alle 19.30, in un bel teatro moderno e con un’ottima acustica, dove nel giro di pochi minuti i circa 600 posti disponibili sono stati completamente occupati.
È inevitabile, per chi scrive, abbozzare un confronto con la situazione italiana: innanzitutto un “paesotto” fondamentalmente “di montagna” ha a disposizione un teatro-centro congressi di ottimo livello, logisticamente ben organizzato e con un palco di dimensioni adatte ad ospitare agevolmente un ensemble di oltre 80 persone, cosa che da noi non si vede nemmeno in molte città capoluogo di provincia. La seconda osservazione è che una struttura così ‘seria’ viene messa a disposizione di una banda normalissima con un progetto artistico solido e di ampio respiro. E la terza, quella più “strana” ad occhi italiani, è che il biglietto di ingresso aveva un costo di 30.00 franchi (più di 30 euro) e il teatro non aveva un posto libero. Se si tiene conto che i concerti sono stati due, uno il sabato e uno la domenica, ci si può facilmente rendere conto di quanto sia importante a livello culturale un evento “bandistico” da queste parti.

Il concerto ha finalmente inizio. Il pieghevole di sala, molto ben fatto, spiega in maniera appropriata il programma. Si inizia con la “mitica” sinfonia nr.1 “The Lord of the Ring” di Johan de Meij, esecuzione integrale diretta dal titolare della Musikgesellshaft Vispe Jean-Marc Barras.
Una bella sfida sicuramente per una banda di medio livello, ma le molte difficoltà nascoste tra le pagine della monumentale opera mettono in luce alcuni limiti tecnici dell’ensemble e del direttore. Una sfida quindi a nostro avviso vinta, anche solo per il fatto di aver portato a termine l’esecuzione di una partitura tanto impervia; sicuramente la difficoltà di un brano non può essere l’unico motivo per evitare di eseguirlo. La musica “bella” è sempre vincente, anche se la difficoltà è al di sopra delle possibilità del gruppo. L’apprezzamento del pubblico premia sicuramente lo sforzo dei musicisti e del direttore, visibilmente soddisfatti, e 15 minuti di pausa ci separano ancora dal momento più atteso. Puntualissima, come è ovvio che sia, dopo 15 minuti netti l’orchestra riprende posto sul palcoscenico, e il presentatore annuncia finalmente la prima esecuzione mondiale di “Fellini“, sotto la direzione del compositore, con solista Hans de Jong.

Johan de Meij non ha bisogno di alcuna presentazione (si veda l’intervista pubblicata su MondoBande.it nel 2010), mentre qualche parola va spesa sull’ottimo Hans de Jong, solista al sax contralto (www.hansdejongmusic.com).
De Jong combina la sua attività come saxofonista e camerista con la composizione e l’insegnamento di saxofono e musica da camera al conservatorio di Antwerpen (Belgio), ed è direttore artistico e musicale del RASP (Royal AntwerpSaxophone Project). Circa 150 sono le composizioni a lui dedicate da importanto compositori, e come solista si è aggiudicato i concorsi di Corciano, Martigny e Antwerpen.

Il concerto per Saxofono “Fellini” è stato scritto da de Meij come omaggio al genio cinematografico di Federico Fellini. Diviso senza soluzione di continuità in 4 movimenti, pone l’accento su una frase riportata in una biografia del grande regista italiano, dove dice che la sua vita è stata influenzata da 4 elementi: cinema, circo, sesso e spaghetti. In questa ideale tetralogia, il solista si muove sotto forma di un clown. Questo è quanto riportano le note di programma al brano, ma la realtà dell’esecuzione supera di gran lunga le aspettative!
Il brano offre infatti anche una lettura psicologica della vita del clown, simile a quella sottolineata da Mascagni nei “Pagliacci”, e cioè la tristezza intima del clown che è costretto a far sempre ridere il pubblico anche quando dentro di sè si sprigiona la tristezza. Quindi sul palcoscenico si vede il clown che si prepara allo spettacolo, che si trucca mentre la sua tristezza viene espressa da una struggente cadenza iniziale. Il primo movimento sottolinea come il cinema sia finzione, come si recita una parte anche quando non si “è” veramente il personaggio che si interpreta. Dopo qualche minuto una Circus Band inizia a suonare nella lobby del teatro, il nostro clown ha finito di truccarsi, e la banda lo chiama in palcoscenico. Il solista esce dalla sala, lascia il suo “camerino” (realmente presente e in palcoscenico) e si unisce alla circus band e da inizio al suo spettacolo. La cosa veramente “psicologicamente” interessante è che il pubblico non vede, ma sente solo in lontananza, il clown che presenta il suo spettacolo comico, mentre sul palcoscenico si vede la vera faccia del personaggio, quella triste e “umana” che si nasconde sotto il cerone. Terminato lo spettacolo esterno, il clown ritorna in palcoscenico e mestamente canta tutta la sua tristezza. Nasce una struggente melodia d’amore in tempo ternario, quasi una danza di corteggiamento in cui traspare tutta la passione fisica dell’amore, così come la tristezza per l’impossibilità del clown girovago di coltivare un’amore stabile. Il protagonista prosegue così la sua avventura, addormentandosi su un divano in scena, per poi essere richiamato “fuori” dalla circus band, per poi ri abbandonare il “palco esterno” del circo e tornate su quello del teatro, dove il tema degli “spaghetti” è sottolineato da una brillante tarantella. Il clown inizia a struccarsi, e il brano termina con l’inchino (in partitura) del clown-solista prima dell’accordo finale.

Un brano molto piacevole all’ascolto, talmente piacevole che mai pesano i 26 (e oltre) minuti di durata; inoltre un brano di non altissima difficoltà tecnica per l’ensemble strumentale, sicuramente meno complesso tecnicamente rispetto agli altri brani solistici di De Meij (T-bone concerto per trombone, Casanova per violoncello, o l’impervio UFO concerto per euphonium) ma altrettanto ben scritto e ottimamente strumentato. Ci sono tutti i tratti distintivi, come è ovvio, della scrittura demeijana, con lunghe introduzioni che da un frammento costruiscono la melodia principale, la fine sapienza dell’orchestrazione, che è uno dei tratti distintivi della musica di De Meij e che l’orecchio abituato distingue al terzo accordo, il virtuosismo (anch’esso però più contenuto rispetto agli altri brani solistici) per il solista. Un brano realmente teatrale che mantiene l’ascoltatore attaccato alla sedia senza cedimenti, e che lascia il pubblico piacevolmente colpito al suo termine.

Altro merito da dare a De Meij, quello di avere “cambiato” la faccia dell’orchestra in palcoscenico: dopo una “Lord of the Rings” solo molto parzialmente convincente, ha saputo esaltare le potenzialità del gruppo, con un controllo ed un gusto veramente considerevoli.

Dopo “Fellini“, de Meij è rimasto sul podio per un’altra prima mondiale, quella di “Fantasia Napoletana” del compositore Anthony Fiumara. Un “canzoniere napoletano” in piena regola, come tanti se ne sentono in giro per l’italico stivale, in cui melodie iperconosciute come “Tu ca nun chiagne“, “Torna a Surriento” e “La danza” rossiniana, vengono fuse in un medley leggero che ha il merito di portare questo tipo di musica ad una strumentazione moderna.

La Giga dalla St. Paul suite di Gustav Holst chiude la serata. Lasciamo il teatro, però con un po’ di amaro in bocca, pensando a quanto una banda musicale “normale” abbia visibilità, risorse e pubblico nella vicina Svizzera, e quanta NON ne abbia qui da noi… Meditate, gente… Meditate!!!

 

(a cura di Denis S.)